Tecniche di grotta, di Giovanni Badino

Per far dei passi avanti dall’orlo dell’abisso

Nel mondo dei manuali di tecniche speleologiche Tecniche di grotta. Per far dei passi avanti dall’orlo dell’abisso di Giovanni Badino (pp. 208, Erga edizioni) è quello che si presta meglio alla divulgazione di argomenti tecnici.

Intervista a GIOVANNI BADINO

Un libro che ha quasi vent’anni. Cosa proprio non salveresti in un’eventuale riedizione?

Di per sé nulla, anche perché era basato sull’esperienza mia e quella non è maturata sul terreno delle grotte che vanno a frequentare quelli che leggono quel libro, cioè le grotte accanto a casa. Grotte europee, normali. Quel che sapevo allora, so adesso, quindi non posso aggiungere nulla. Da allora mi sono specializzato nell’applicare le stesse tecniche di studio e sviluppo di quelle che avevo impiegato per le grotte di casa, a grotte aliene, fossero nei ghiacciai, nelle quarziti, calde o fredde. Insomma, ho studiato, con ancora più intensità, situazioni che esulano dall’esperienza che un neofita è destinato a fare nei primi anni. Ho approfondito l’esperienza di reazione a situazioni critiche, ma anche quella è finita nei Quaderni Didattici, SOS in Grotta, che va letto come parte integrante del libro. E quindi non ha senso proporre né ampliamenti, né cesure. Però temo servirebbe un libro più semplice che prepari allo studio di questo. Mi pareva già allora, ora mi pare di più, perché è crollato il livello di entrata. Ora ho fatto due powerpoint che vanno in quella direzione, ma il libriccino manca.

Paolo Forti, nella Prefazione scrive: «finalmente alla mia non più tenera età ho compreso cose che mai mi ero sforzato di approfondire». Gli speleologi cosa, spesso, danno per scontato?

Quello che danno per scontato quasi tutti gli esseri umani: che certe cose siano impossibili da fare e che però, comprando questo e quello, si possano fare. È difficilissimo, spesso impossibile, far capire che gran parte delle attività complesse sono difficili, ma acquisibili con stretta disciplina e passione e studio e applicazione. Con serietà. Non si possono comprare, sono proprio da sposare. Farlo entrare nella testa dei neofiti è difficile, ma è ancora più difficile farlo accettare dagli istruttori, che non lo avevano accettato quando erano neofiti… Si preferisce quindi sfiorare ogni argomento, facendone proprie le regole più generali e le attrezzature, e poi passare ad altro quando si scopre che per andare avanti occorre modificarsi profondamente. D’altra parte siamo scimmie, non divinità…

La recensione è stata scritta da una neofita che ha frequentato un corso di introduzione alla speleologia nel 2009. Quanto può incidere una cultura bibliografica su un giovane speleologo?

La civiltà umana dipende dalla scrittura, dalla possibilità di tenere memoria di esperienze vaste e complesse, che non sono quindi più da ripetere nel breve volgere della nostra vita. Si va avanti, scrivendo per chi verrà. Quindi ti risponderei che un buon libro incide in modo totale su un neofita, se ha il cervello. D’altra parte sono sicuro che non incide per nulla, se non ce l’ha. A noi, del resto, interessa che si fermino a fare speleologia le persone dotate di cervello, non di bicipiti. Il cervello non viene, con l’allenamento, i bicipiti sì… Devo pure dirti che, proprio per questo, l’editoria speleologica è assai ostacolata, qui e là, da parte di chi teme che i “suoi” neofiti vengano sviati da letture malvagie, che facciano loro capire che i loro “istruttori” sono dei poveretti.

Parliamo di didattica. Nelle note conclusive scrivevi: «questo sembrava destinato a divenire un testo fondamentale nei prossimi anni». Esprimevi anche la perplessità riguardo all’insegnamento e alle sperimentazioni.. A distanza di circa vent’anni credi di poter confermare i dubbi di allora?

Lo confermo in modo totale, con rammarico. Purtroppo a livello locale la didattica dipende troppo spesso da chi, nella speleologia, è entrato troppo timidamente e con poca disciplina, e quindi tende a perpetuare negli allievi lo stesso approccio. Anzi, ed è più grave, tende ad allontanare i neofiti potenzialmente più validi, con pensiero e orizzonti più vasti. La soluzione è, ovviamente, uscire dagli steccati dei gruppi, puntando a livelli regionali e sovraregionali. Ma siamo ancora lontani da questo livello. Sono sempre più convinto che gli speleologi siano di qualità, di rango drammaticamente inferiore a quella del problema che affrontano, lo studio del mondo sotterraneo. Dopo decenni di ricerche ai limiti estremi, posso dichiarare con un sorriso che siamo ancora in alto mare. Come diceva Einstein nel suo ultimo scritto:

«Die letzteren, flüchtigen Bemerkungen sollen nur dartun wie weit wir nach meiner Meinung davon entfernt sind, eine irgendwie verlässliche begriffliche Basis für die Physik zu besitzen».

(Le ultime rapide osservazioni devono solo rilevare come, secondo la mia opinione, siamo molto lontani dal possedere una base concettuale della fisica alla quale poterci in qualche modo affidare).

A. Einstein, Princeton 4 aprile 1955

©Marilena Rodi

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