Ayala: Falcone m’ha cambiato la vita due volte

«È bello morire per ciò in cui si crede; chi ha paura muore ogni giorno, chi non ha paura muore una volta sola». Con le parole di Paolo Borsellino, Giuseppe Ayala inaugura le pagine del suo libro Chi ha paura muore ogni giorno. I miei anni con Falcone e Borsellino (Mondadori, p. 200, € 17,50), nel quale racconta i suoi «dieci anni di convivenza» con i giudici che hanno scritto la storia del primo maxiprocesso alla mafia.

Lo sguardo è austero ed emozionato: «il pool antimafia è nato casualmente, ma ha segnato la svolta. Fino agli anni Settanta si dubitava ancora che esistesse la mafia», afferma Ayala. E lo ricordiamo: proprio in quegli anni la mafia comincia ad ammazzare le persone scomode, fino a scatenare la guerra tra cosche che videro l’assalto dei corleonesi ai palazzi palermitani.

Tra il 1981 e il 1983 il dato è sconcertante: trecento omicidi l’anno. È l’esplosione della violenza e dell’odio: cadono anche Carlo Alberto Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella e Rocco Chinnici, il padre del pool antimafia.

Il giudice ha parole anche per lo Stato: «Lo Stato aveva deciso di fermare se stesso mentre stava registrando le prime vittorie.. la mafia ce l’aveva all’interno», ricordando lo scioglimento del pool nel 1989.

C’è silenzio e sgomento in platea. Poi il brusio, qualcuno cita Antonino Mele a proposito della successione all’ufficio istruzione del tribunale di Palermo (del giudice Antonino Caponnetto). Ayala annuisce e incalza: «Non è tecnicamente possibile che la mafia sia battuta finché non si scioglie il nodo politico». Il riferimento alla Corte superiore della magistratura è la naturale evoluzione della riflessione a voce alta del pubblico in sala.
Lo Stato, quando vuole, sa essere presente: basti ricordare che «l’aula bunker a prova di bazuka» (dove Ayala ha praticamente vissuto per due anni) è stata costruita in soli sei mesi.

«Perché ritiene di essere stato risparmiato dalla mafia?», gli viene chiesto. L’emozione, anche stavolta, non si fa attendere: «Pura casualità – risponde Ayala – Quando nel 1989 il pool è stato sciolto, sono rientrato in Procura a Palermo e sulla mia scrivania ho trovato un fascicolo denominato “Furto Enel”. Potete immaginare la mia sorpresa, ma è il mio lavoro, e quello mi sono messo a fare: riguardava il furto della corrente elettrica nel palermitano ai danni della società Enel. Si è saputo in giro e questo mi ha salvato». La storia naturalmente ha una serie di retroscena che meritano di essere raccontati: quando Ayala ha cominciato a indagare sul nuovo ‘caso’ non è stato più ritenuto ‘pericoloso’; successivamente, vinte le elezioni come capolista del Partito radicale si è trasferito a Roma, allontanandosi dalla Sicilia e dalle indagini di mafia. A distanza di tempo, quattro pentiti, in separata sede e contestualmente, racconteranno che anche lui era stato iscritto nella lista degli attentati.

«“Forse Giuseppe Ayala ha scontato abbastanza la colpa d’esser rimasto vivo”. Spero abbia ragione», scrive nelle pagine inaugurali del suo libro, una dedica all’amicizia e agli uomini che lo hanno accompagnato in un’avventura per persone serie, come l’ama definire. Del resto «il mio libro non ha scatenato una sola polemica.. da sedici anni la mafia non torce un capello a qualcuno e questo fa riflettere».
Oltre alla grande capacità professionale, Falcone e Borsellino erano persone speciali: «Noi non eravamo né eroi né superman. Ci vuole gente seria e determinata per battere la mafia – e continua – la circolarità della paura veniva annullata dalla circolarità dell’antidoto dell’amicizia, i siciliani hanno un pregio: vivono un sentimento dell’amicizia quasi patologico. Non abbandonano mai gli amici». Tant’è che una volta a Roma, alcune malelingue politiche avevamo cominciato a mettere in giro pettegolezzi sul loro conto..
«Mi sei mancato Falcone».
«Tu no, ma la tua intelligenza sì», gli fa eco l’altro.
Uno spaccato di umanità che la dice lunga sul profondo sentimento di affetto che lega Ayala a Falcone, il motore di tutta l’iniziativa antimafia. «Falcone m’ha cambiato la vita due volte: la prima quando tutto è cominciato, la seconda quando se n’è andato», conclude Ayala.

©Marilena Rodi

[da Tra gli scaffali di Periodico italiano]

One thought on “Ayala: Falcone m’ha cambiato la vita due volte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...