Intrighi e soluzioni di politica “nostra” in chiave futuribile

Quando l’uomo cerca la felicità e trova
l’arte del governo. Laruffa editore narra
l’itinerario “semiserio” di un candidato

I meccanismi politici “futuristici” paiono somigliare segretamente e fortemente a strategie antiche quanto il mondo. Gli intrighi diplomatici appartengono all’uomo conciliatore, a colui che riesce a “parlare con tutti” e a caldeggiare le esigenze della massa, avendo bene a mente di assecondare in primis i favori del proprio popolo elettorale. La politica è per uomini scaltri e pronti ad accettare la mediazione, non c’è posto per errori di valutazione o incertezze.

Il magistrato Vincenzo Giglio ne Il Politico. Una storia di casa nostra (Laruffa editore, pp. 174, € 10,00), tende a far emergere, seppur in maniera apparentemente fantasiosa, una realtà consolidata e invita il lettore, sottilmente, a farsi carico della responsabilità di “capire” quei meccanismi, anche se non ad avallarli.

Con un linguaggio popolare e uno stile di scrittura equilibrato e consapevole, l’autore evidenzia, in un ipotetico anno 2011, quanto può accadere “per caso” nella vita di un uomo il cui desiderio è la felicità che consegue a un ordine di vita tranquillo, spensierato, quasi infantile. Esorta a una non rassegnata sottomissione al sistema di clientelarismo, ovvero a quanto propinato dalle forze politiche, e a studiarne il profilo; invoglia a individuare coscientemente messaggi che vivono della parvenza di buonismo e incita l’intelligenza umana a dubitare della coerenza esasperata di personaggi che godono di un ampio consenso elettorale.

Il profilo del giovane politico

La storia del protagonista, Gino Pulejo, è uno spaccato di vita quotidiana in una Calabria in stato di sospensione temporale, una regione in costante affanno che deve fare i conti con un sistema generale di precariato professionale e sociale, il quale si integra in un più ampio panorama nazionale di un’Italia che vive di inquietudine ed esitazioni.

Gino, un uomo alle prese con insoddisfazione personale e incapacità di nutrire fiducia in se stesso, troppo spesso rinviato a miglior condizione professionale, si allinea, nel profilo, allo stato in cui destano i giovani del nostro tempo: “soggiornano” in famiglia nell’attesa-speranza di un collocamento che possa migliorare la propria esistenza. Il suo obiettivo è quello di godere di uno standard medio di vita, serenamente maritato, praticando l’arte del vivere felici accontentandosi di un lavoro stabile. Senza troppe pretese. La società nella quale interagisce non gli offre su un piatto d’argento tale condizione e, come da antico adagio, “la fame aguzza l’ingegno”: Gino incontra una persona che diviene trampolino di lancio verso una nuova visione del suo quotidiano.

Sebbene non per scelta spontanea, il protagonista accoglie la sfida di misurarsi in ambito politico, affacciandosi a un mondo sconosciuto, ma via via intrigante e stimolante. Apprende rapidamente le strategie dialettiche e il confronto con i colleghi maturi, cerca di inquadrare le motivazioni che possono determinare la reazione delle persone e impara a pensare velocemente. Ottiene l’incarico di assessore e la sua scalata sociale e politica ha inizio. Eppure, lo slancio emotivo, che aveva caratterizzato la “scelta”, resta coerente con l’antico desiderio, la stabilità, a tal punto da indurlo a credere ingenuamente di averla conquistata.

Ma la politica, prima o poi, presenta il suo conto e il debito va saldato.

Un atteggiamento condivisibile?

L’autore riesce a coinvolgere il lettore nella parodia, fumettistica per certi versi, di un personaggio consueto che si inserisce tra le fila dei “medi”, esaltando le vicende umane e conservando l’oggettività della cronaca, stimolando la capacità di giudizio di colui che interpreta la narrazione e schierandosi, necessariamente, a favore dell’evoluzione dei fatti. Segretamente il lettore pare quasi temere il palesamento delle verità nascoste: la riflessione spontanea potrebbe condurre ad apprezzare i sacrifici e la continua ricerca di felicità del protagonista, “chiudendo un occhio” su circostanze di dubbia etica, nonostante l’onestà debba indurre alla giustizia delle condizioni.

Giglio, tuttavia, in una visione fedelmente “futuristica”, conclude l’avventura sorprendendo per la singolarità di soluzione, preservando il profilo di Gino Pulejo.

©Marilena Rodi

(www.bottegascriptamanent.it, anno II, n. 12, agosto 2008)

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