Rapporto Unicef, debito di cultura da pagare. Lontani gli obiettivi di ‘Millennio 5’

Se ne parla da dieci anni, da quel 20 novembre del 1989, quando fu proclamata la Giornata dell’infanzia e dell’adolescenza e approvata la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia da parte dell’Assemblea generale dell’Onu, nella quale venivano riconosciuti i diritti dei bambini.
Da dieci anni, ogni anno, si torna a discutere di mortalità infantile e neonatale, oltre che materna.onu_800
E ogni anno il Rapporto Unicef (Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia) divulga i dati sconcertanti di morte a causa di malnutrizione, precarie condizioni igieniche, carenza di personale qualificato, scarsa assistenza ostetrica, inesistente o insufficiente cura neonatale.
Africa e Asia sono i continenti che maggiormente ne risentono: 95% di morti materne e 90% di quelle infantili; «Due terzi di tutte le morti materne si verificano solamente in 10 paesi; l’India e la Nigeria da sole contano un terzo delle morti materne di tutto il mondo», riferisce il Rapporto, e continua: «Le morti materne legate alla gravidanza e al parto sono una importante causa di mortalità per le ragazze tra i 15 e i 19 anni nel mondo, contando quasi 70.000 morti ogni anno».
Ogni anno, dunque, ci ritroviamo a discutere dei problemi che affliggono i Paesi del Mondo meno ‘fortunati’ quando si avvicina questa data; statistiche e convegni arricchiscono la divulgazione dell’informazione, ma la soluzione?
Gli obiettivi di sviluppo del Millennio 5 (ridurre di tre quarti la mortalità materna), da conseguire entro il 2015, sono ampiamente lontani. Quali le responsabilità? Non si fa abbastanza diffusione? O l’essere umano ha una spiccata predisposizione a dimenticare quello che non piace? O, ancora, si tende a permanere in tale condizione perché le nazioni più attrezzate possano continuare a dominare? Una riflessione scontata, certo. Ma non sempre ci è dato sapere. Molto spesso accade che negli stessi Paesi bisognosi, vi sia una tendenza a occultare lo stato di ‘disgrazia’.
Un altro dato: «Il rischio di morire per tali ragioni nel corso della vita di una donna è di 1 a 16 per una madre africana, a fronte di una probabilità su 3.800 per una donna che vive in un paese industrializzato. L’assoluta maggioranza delle morti e delle invalidità per gravidanza o parto potrebbe essere evitata attraverso un’adeguata offerta di servizi per la salute riproduttiva per le donne in età fertile e tramite interventi salva-vita in caso di complicanze gravi». Rispetto alla posizione geografica, diverse sono le cause di mortalità; in Africa e Asia l’emorragia è la principale tra le donne in gravidanza, mentre in America Latina è l’ipertensione; l’Asia è afflitta dall’anemia (direttamente consequenziale alla malnutrizione); fino all’Africa sub sahariana, dove le infezioni – soprattutto HIV/AIDS – sono causa di morte in gravidanza e durante il parto.
Fattore imprescindibile, l’alfabetizzazione a sostegno di conoscenza e cultura; finché il tasso di analfabetismo resterà elevato scarsa sarà la sensibilizzazione dei popoli: «la quota di parti in condizioni sicure è decisamente più elevata (84%) fra le donne con titolo di studio secondario o superiore, mentre è meno della metà fra quelle analfabete o prive di istruzione formale».
E mentre nei Paesi occidentali si discute di pubblicità progresso, su ‘come’ e ‘dove’ far funzionare le campagne di sensibilizzazione (a scuola? Per strada? In famiglia?), apprendiamo che la diffusione dei contraccettivi nel mondo è cresciuta (dal 55% del 1990 al 64% del 2005), ma in Africa rimane a un preoccupante 21%.
«La Convenzione del 1979 sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione nei confronti della donna (Cedaw), attualmente ratificata da 185 paesi, chiede ai firmatari di “eliminare la discriminazione nei confronti delle donne nel campo delle cure sanitarie al fine di assicurare loro, in condizioni di parità con gli uomini, i mezzi per accedere ai servizi sanitari, compresi quelli che si riferiscono alla pianificazione familiare” (articolo 12.1)». [tratto dal Rapporto Unicef 2009].
Che mondo sarebbe se le convenzioni trovassero applicazione reale..

©Marilena Rodi

[da Periodico italiano]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...