Scajola – Fini e il gioco delle parti

Il rumore provocato dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un periodo di contraddizioni e di ‘corse alla legittimazione’, continua a destare le reazioni più disparate nel mondo politico. Si parla di fuorionda ‘anti-Berlusconi’ e Scajola, dopo la trasmissione Ballarò, commenta: “Se le dichiarazioni dimostrano qualcosa, dimostrano una volontà e un’azione che è diversa dalla considerazione e dalla linea del Popolo della Libertà. Credo che ognuno debba mantenere la propria coerenza fino in fondo – spiega – si discute, si ragiona, si decide, ma la linea deve valere per tutti […] Da troppo tempo ci sono dei distinguo fuori dalla linea del programma del Popolo della Libertà”.
Scajola tuttavia non è l’unico a dissentire sull’atteggiamento di Fini, ma il diretto interessato, evocando Nilde Iotti, ribadisce l’imprescindibile esigenza di equità: “Offrì un esempio di imparzialità e di equilibrio che le valse il riconoscimento e la stima di tutte le parti politiche. Non rinunciava, però, alle sue idee”. Fini invoca la sua figura ‘super partes’: “La cultura democratica si fonda sul confronto delle idee”.
Geografie politiche si intrecciano a geometrie di relazioni. In questo periodo, nel quale si vanno configurando le alleanze ‘possibili’ in vista della prossima tornata elettorale alle regionali, pare che sia il cult della stagione politica essere fuori dal coro.
Schegge impazzite, diktat della coscienza o pianificazione strategica?
Mentre la tensione cresce nelle fila del Popolo della Libertà, proviamo a intuire i meccanismi strategici delle dichiarazioni ‘fuorionda’ di Gianfranco Fini. Non ci meraviglia più di tanto ascoltare delle frasi ‘rubate’ (che poi rubate non lo sono affatto visto che il presidente della Camera chiacchierava serenamente con un magistrato, davanti a un microfono durante un evento pubblico), semplicemente queste ci accompagnano in una dimensione non tanto estranea ai giochi politici: tessuti grezzi di possibili risvolti futuri. Il presidente della Camera non ha certo ritrattato le sue dichiarazioni su Berlusconi, si è detto confuso solo su Nicola Mancino, vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, a proposito dei riferimenti a Spatuzza, l’ultimo arrivato in ‘casa pentiti’.
Che sia la fase preparatoria di approdi congiuntivi (futuristici) fra parti politiche?
Chi sarà a trainare il ‘nuovo centro’ nell’epoca post Berlusconi?

©Marilena Rodi

[da Periodico italiano]

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