Fabris, confidenza con il futuro

Così: è come sentirsi un po’ genio incompreso, visto che da anni vivo nel futuro anch’io.. e chi ha lavorato con me lo sa. Guardare avanti (avanguardia, amo ripetere) non sempre è riconosciuto valore aggiunto. Se guardi troppo oltre rischi di essere considerato un folle. Ironia della sorte.

Non nomino il marketing da tempo immemore, come se avvessi avvertito una stonatura strana in quella parola che per epoche mi ha accompagnato negli sviluppi professionali.

Mi piace tuttavia, vivere nella battaglia quotidiana dell’affermazione di un pensamento; altrimenti la creatività si esaurirebbe, e passerei alla noia..

Marilena Rodi

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Merita divulgazione un articolo/intervista di Marisa Ingrosso su Bari economica4, periodico bimestrale della Camera di Commercio di Bari.

È un’intervista al prof. Giampaolo Fabris, che dal futuro, racconta il suo punto di vista sulla crisi economica, sulla morte del marketing e sui cambiamenti rapidi a cui stiamo assistendo.

«Io vedo che nella qualità dei prodotti c’è una dimensione sempre più importante dell’etica e dell’impresa, una dimensione che ridefinisce tutta la filiera. Ma questo per l’economia non va bene. Per l’economia il consumatore è un individuo solo, egoista e disinteressato ad altre dimensioni. Invece vediamo l’economia del dono, della gratuità, dello scambio. Il web ha stravolto tutto e, come il marketing è invecchiato, anche l’economia sta perdendo capacità previsive perché non considera fenomeni di tipo ambientale o legati a una concezione altruistica della domanda. […] La verità è che “crisi” è il passaggio dalla modernità alla postmodernità. E, per noi, in Italia, la crisi è iniziata nel febbraio 2001. […] Il rapporto tra consumatore e impresa, fino a ieri, era un monologo con l’impresa che parlava. Oggi, invece, sono rapporti bilaterali. Attraverso face book, per esempio, le imprese parlano coi consumatori. Sta cambiando tutto e il marketing non se n’è accorto, non sente l’esigenza di doversi rifondare. […]È troppo affezionato ai concetti di massa per capire invece che non c’è più un mercato di massa ma di singoli individui. Per questo, quando oggi si parla di “innovazione di marketing”, è una truffa. Perché è il packaging, è la campagna pubblicitaria e oggi non va più bene, quella non è una innovazione di tipo sostantivo. Anche la ricerca di “marketing tradizionale” è simile al pescatore che sa tutto su esche e ami, si mette sulla riva e finisce lì. Mentre invece deve essere un biologo marino che si immerge nell’acqua e distingue le diverse specie di pesci e vede tutto nella sua completezza. […] Inoltre, il marketing ha una etimologia militaristica superata. Si pensi a “target” o a “conquistare”.. nessuno di noi vuol essere conquistato. […] Nel momento in cui l’american way of life sta collassando (e proprio in America), bisogna inventare un nuovo modello che sia all’insegna di nuovi valori come il genius loci, l’autenticità, il senso estetico, la Storia, il tempo rallentato (la lentezza) ma che coesista con la velocità, col just in time».

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