Intervista a Giuseppe Savino, past president delle Grotte di Castellana

Perché il Messico fa parte della storia dell’Associazione, e perché è stato in quel paese che sono stati ideati e sviluppati una serie di progetti esplorativi, anche di notevole successo..

Com’è nata la passione per il Messico?

È una terra fantastica, per territori e gente. È un paese così ricco di carso che ha stimolato diverse esplorazioni già in tempi precedenti al 1990 e cioè alla data di costituzione di La Venta. È stato nei primi anni ottanta, infatti, che alcuni di noi si sono recati in Messico al seguito di spedizioni organizzate dal Circolo speleologico romano in collaborazione con l’Università di Roma per svolgere le prime ricerche speleocarsiche. Beh, da lì è cominciato tutto.

Nel libro viene citato il “carsismo idrotermale”. Cos’è? Si può pensare a turismo?

Turismo? Direi di no, almeno non secondo l’idea comune, e cioè di località dotate di strutture esasperatamente finalizzate ad attività di tipo commerciale. Tutto potrebbe essere fallimentare in termini di costo-beneficio e soprattutto dal punto di vista dell’impatto ambientale. Quella idrotermale è una particolare forma di carsismo dovuta essenzialmente a una sorta di attività speleogentica inversa. In sostanza si tratta di luoghi che risentono di temperature piuttosto alte rispetto alla media, dove l’acqua calda e diversi tipi di gas, di origine vulcanica, risalgono dalle profondità dando vita ad ambienti di solito dalle morfologie a cupola e ricchi di concrezioni eccezionali. Grotte nella zona di Cuatro Ciénegas, in Coahuila, e di Naica, nello stato del Chihuahua ne sono degli esempi topici.

Come si svolge una spedizione geografica in uno stato “sensibile alle leggi”?

Rispettando le leggi. Ma non solo. È assolutamente fondamentale per La Venta avere cura dei rapporti con le realtà locali, e non solo con le istituzioni. Mi spiego. È impensabile organizzare, svolgere ed elaborare i dati finali di una spedizione prescindendo dal rispetto per le popolazioni locali, soprattutto se queste vivono in modo diretto il territorio oggetto delle ricerche.  È invece fondamentale coinvolgerle e renderle partecipi a loro volta dei risultati. Sempre.

42 spedizioni in Messico tra il gennaio 1990 e il gennaio 2009: un gran numero. Ma in quanti siete?

In associazione? Non molti ma è forte la partecipazione di collaboratori esterni che condividono con noi sia progetti che risultati.

L’associazione punta molto alla documentazione per divulgazione. Voi avete cominciato nel 1991 a documentare con dovizia di particolari le spedizioni. Ma in ambienti difficili come una foresta, un deserto, una grotta: come si organizza?

Con una logistica efficiente e soprattutto fondata sulla capacità delle persone, sull’esperienza e l’attitudine proprio ad affrontare certi problemi e risolverli. In ogni situazione e ad ogni condizione.

Quanto conta il risultato scientifico di una spedizione?

Tanto. Spesso in spedizione l’obiettivo principale è dare risposte autorevoli ed esaustive a tutte le domande che ci si pone esplorando certi posti. E, sicuramente, il rigore scientifico permette di dare autorevolezza a quelle risposte.

Qual è la grotta più estesa esplorata in Messico?

Domanda difficile. Posso rispondere che l’associazione ha scoperto, esplorato e studiato una delle più importanti cavità del Messico, che proprio in virtù di una serie di fattori, è destinata a occupare un posto di rilievo nella storia della speleologia messicana: la Cueva del Rio La Venta. È una grotta dotata di due ingressi di cui uno, quello a valle, si apre sull’omonimo Canyon dopo circa 13 chilometri di gallerie, condotte forzate, torrenti e cascate che la rendono un unicum speleologico a livello mondiale. La grotta, fra l’altro, è stata meta di una recente spedizione che ha permesso di realizzare un set fotografico in circa 64 ore di permanenza all’interno che probabilmente consentirà la pubblicazione di una prossima monografia.

Ma è possibile che alcune delle grotte esplorate in Messico siano state ricovero dei popoli in passato?

In Mesoamerica l’uomo ha frequentato le grotte senza soluzione di continuità già dal II millennio a.C. e sino al periodo dell’invasione spagnola. Tale usanza riviene soprattutto da un’originaria idea della divisione cosmica in due parti; da una parte il mondo esterno, di superficie, fatto di luce, di sole, di forza maschile e guerriera, e dall’altra quello inframondano, più freddo, ricco di acqua, dove la grotta era spesso paragonata al ventre materno e quindi associato al concetto di fertilità.
Un mondo, questo, in cui ci siamo imbattuti esplorando le grotte e i canyon messicani riscontrando reperti e leggendo pitture rupestri, e che ha permesso di rendere la ricerca più ricca e completa anche grazie a importanti collaborazioni con istituzioni culturali messicane, con università italiane e sotto l’egida del Ministero degli Esteri italiano.

Qual è il ricordo più emozionante delle spedizioni in Messico?

Un’altra domanda difficile. Esplorare è emozione, ma più che di un’emozione ho memoria di una sensazione, e cioè del totale senso di benessere, di armonia che si prova vivendo i lunghi periodi in quei luoghi e a contatto con quella gente.

Qual è l’obiettivo di questa ultima fatica editoriale?

Partecipare il lettore, e principalmente non quello già speleologo, delle nostre ricerche cogliendo l’ambiziosa sfida di fare cultura e comunicare la grotta nei diversi suoi aspetti.  È uno sforzo in cui La Venta crede molto ponendo in campo ogni energia tesa a pubblicare, produrre film e documentari, allestire mostre e stimolare il confronto.

Marilena Rodi

Foto G. Badino/SpeleoResearch&Film La Venta

[da Tra gli scaffali di Periodico italiano]

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