Reportage, è di scena il buio

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Che sia immerso in un’atmosfera oscura, a tratti indecifrabile, è fuor di dubbio, ma la voglia di comunicare al mondo quanto irriverente possa essere la dimensione nascosta allo sguardo, il buio degli abissi, è per Carlos Solito, quasi una mission.
Fotoreporter, trentenne appassionato del mondo sotterraneo e che da anni documenta voragini, fiumi sotterranei, ghiacciai, vulcani, deserti, cascate, canyon, Solito (che a breve sarà impegnato in un progetto editoriale de Il Sole 24 Ore speciale Europa) accompagna il lettore dentro le dinamiche, a volte strampalate, degli speleologi. Gli esploratori del buio.

Al di là della metafora ossimorica che tale affermazione possa evocare, egli narra le vicende di questi individui facendone emergere il desiderio di conoscenza del pianeta Terra; la voglia di sconfinare orizzonti noti – seppur talvolta restando nelle ‘dogane regionali’ – e la continua lotta con la sopravvivenza, là sotto, dove la roccia è padrona eterna della vita.

Ne Il contrario del Sole, edito da Versante sud (pp. 192, € 17,00), non mancano racconti di allegre ‘scampagnate’ in grotta, riflessioni intense sulle consuetudini dei popoli incontrati, emozioni vissute nel buio delle profondità terrestri e storie di amicizie nate e consolidatesi nella Terra e poi in superficie (a dispetto di quanto accade solitamente).
Non mancano nemmeno viaggi in terre lontane come l’Islanda o ‘dietro casa’ come la Grecia, ma la narrazione, che vuol essere una dichiarazione d’amore per la propria terra, è un inno alla scoperta dell’Italia, coi suoi colori mai sbiaditi, i suoi rituali geografici definiti ma nemmeno troppo conosciuti, i suoi idiomi multilinguistici, la sua storia e le leggende tutt’altro che metropolitane.
Colpiscono le vicende sarde, nel ventre di quel dio monte Tiscali che nasconde bellezze eterne e inarrivabili per l’uomo non speleologo, ma il lettore resta incantato dalla descrizione perché gli pare di insinuarsi dolcemente in quel ventre, di vedere il buio delle profondità e la lentezza delle ere geologiche, dell’acqua soprattutto, che per millenni ha scavato la roccia, plasmandola a suo piacimento.
Ricco di dettagli biografici, il libro è un canto d’amore dell’autore per la speleologia ma anche per le abitudini degli speleologi, gente assai silenziosa e lontana dal palcoscenico mediatico; gente appassionata e desiderosa di conoscere i segreti che la Terra custodisce: «Non vale la pena avere la libertà, se questo non implica avere la libertà di sbagliare», ricorda Solito nel libro citando Mahatma Gandhi. È così: perlustrare il sottosuolo non da la garanzia d’aver fatto la scoperta del secolo, ma almeno si sarà aggiunto qualcosa alla conoscenza del nostro pianeta.

Marilena Rodi

[da Tra gli scaffali di Periodico italiano]

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