Il PD spieghi al mondo intero lo scherzetto della democrazia!

Non sono indignata, e tantomeno mi sorprende più di tanto. La politica è sostenuta, si sa, da prese per i fondelli. Chiarito questo aspetto, talmente limpido che pure per un bimbetto è naturale quanto cibarsi o camminare, passiamo a divulgare (per quanto possa essere nelle nostre scritture), cioé a far sapere, cioé a ripeterlo il più possibile, lo scherzetto che si chiama democrazia, per come lo intendono i signori del Partito (appunto) democratico.

Dopo il siparietto ridocolo pugliese dell’ultima tornata elettorale, questi non lo vogliono capire. Ancora.

Come spiegarglielo?

Insomma, siamo stufi di essere presi per capre. Come se non bastasse, nel Belpaese, già uno che ci scambia per ignoranti..

E se per caso ci fosse qualcuno a cui ancora non è giunta la “voce”..

***

Manovre in corso intorno alle primarie

Il 21 e 22 di maggio l’Assemblea Nazionale del Partito Democratico sarà chiamata a votare modifiche statutarie. Queste modifiche verranno preliminarmente esaminate, il 14 maggio, dalla Commissione Statuto (di cui sono componente) dopo essere state elaborate da un Comitato di redazione (di cui non faccio parte) composto in base ad accordi tra le tre mozioni congressuali.

Mercoledì 5 maggio, in un colloquio avuto alla Camera, il Presidente della Commissione, Maurizio Migliavacca, mi ha personalmente assicurato che, nel rispetto del mandato ricevuto dalla Commmissione, il Comitato di redazione non avrebbe proposto nessuna modifica riguardo alle primarie per la scelta dei candidati a Sindaco, Presidente di Provincia e di Regione, se non marginali integrazioni per chiarire che le primarie di partito si dovrebbero tenere solo dopo aver esplorato ed escluso la possibilità di svolgere primarie di coalizione.

Venerdì sera, dopo varie sollecitazioni, ricevo finalmente il testo proposto dal Comitato che, include invece cambiamenti non marginali e, a mio modo di vedere, per niente condivisibili.

L’indomani, Gero Grassi, componente del Comitato di redazione, nel suo intervento all’assemblea di Area Democratica a Cortona tesse le lodi delle modifiche proposte, presentandole come un “miglioramento” dello Statuto e sembra parli di un testo diverso rispetto a quello che avevo letto la sera prima. Alla fine dell’intervento gli chiedo ovviamente ragione di questa posizione per me incomprensibile e scopro che a suo avviso il testo diffuso dal presidente della Commissione (che lui ancora non ha letto e che gli mostro) non è quello concordato all’interno del Comitato. Come invece si può vedere dalla lettera allegata, il Presidente della Commissione dice che il testo è stato approvato dal Comitato all’unanimità.

Quanto al contenuto, tre passaggi sono sufficienti a capire dove si vuole andare a parare. Li si trova tutti a pagina 22 dell’allegato e quindi chiunque può verificare di cosa sto parlando.

Primo. La proposizione che segue, rende concretamente vincolante un principio statutario fondamentale: «Vengono in ogni caso selezionati con il metodo delle primarie i candidati alla carica di Sindaco, Presidente di Provincia e Presidente di Regione». Oggi questa frase è contenuta nello Statuto. Secondo la proposta del Comitato verrebbe soppressa.

Secondo. In base alla proposta del Comitato, per scegliere i candidati a Sindaco, Presidente di Provincia, Presidente di Regione, si svolgerebbero di preferenza primarie di coalizione a cui il PD parteciperebbe però con un suo “candidato ufficiale” scelto a maggioranza semplice dall’Assemblea territoriale del livello corrispondente. Dunque, convocate le primarie di coalizione, il partito in quanto tale verrebbe mobilitato a sostegno del suo candidato unico e i singoli iscritti perderebbero la libertà di sostenere chi vogliono loro. Per essere “autorizzati” a sostenere, a titolo individuale, un candidato diverso dovrebbero raccogliere le sottoscrizioni di almeno il 35% dei componenti dell’Assemblea.

Le primarie, nate per garantire la contendibilità della leadership, l’apertura alla società, la partecipazione libera ed influente di iscritti ed elettori, il mescolamento e la coesione della coalizione, verrebbero ridotte ad una competizione tra il candidato del PD e il resto del mondo.

L’esperienza delle regionali in Puglia avrebbe dovuto insegnare che questo modo di procedere o è inutile o è dannoso. Se il candidato preferito dal gruppo dirigente del PD è anche quello più popolare tra gli elettori della coalizione è inutile. Se invece, come è accaduto in Puglia, la pretesa del “gruppo dirigente” di imporre un “suo candidato” viene clamorosamente smentita dagli elettori si mette a repentaglio la credibilità del partito in quanto tale.

Terzo. I pasticci non finiscono qui. Con una ambigua formulazione, il Comitato di Redazione (all’unanimità?) propone di stabilire in statuto che, nel caso in cui non si tengano primarie di coalizione, “la decisione di ricorrere a primarie di partito, oppure di utilizzare un diverso metodo per la scelta dei candidati comuni concordato con le altre forze alleate, deve essere approvata con il voto favorevole dei tre quinti dei componenti dell’Assemblea del livello territoriale corrispondente.” Stando a quanto sta scritto nel testo diffuso dal Presidente della Commissione, quindi, se per una qualunque ragione si dovesse decidere di non fare le primarie di coalizione, servirebbero i tre quinti dell’assemblea per chiedere primarie di partito. Oggi i tre quinti dell’assemblea servono per evitarle. Domani, secondo la proposta in questione, la maggioranza qualificata sarebbe necessaria per richiederle.

Un principio fondativo del Partito democratico verrebbe così del tutto vanificato. Le primarie da regola diventerebbero eccezione.

Se l’intento è davvero solo quello di chiarire che prima di percorrere la strada delle primarie di partito si debba esplorare ed eventualmente escludere la soluzione, considerata preferibile, delle primarie di coalizione, non c’è bisogno di tante modifiche. È sufficiente una sola integrazione all’attuale articolo 18 dello Statuto, con la quale si specifichi che: “Le primarie di partito sono indette entro due mesi dalla data di svolgimento delle elezioni, dopo che sia stata verificata l’impossibilità di tenere primarie di coalizione, ai sensi dell’articolo 20”.

Se l’intento è un altro, si dovrebbe avere il coraggio di dirlo in maniera aperta, senza sotterfugi, e in maniera aperta ciascuno dovrebbe prendere posizione. È un invito che vale per i bersaniani di stretta osservanza, ma anche per i dirigenti del PD vicini a Rosy Bindi, ad Enrico Letta, per chi ha sostenuto Franceschini o Ignazio Marino.

(da Salvatore Vassallo)

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