Da Bari Jannis Kounellis, dire di no è rivoluzionario e autentico

C’è vivacità creativa e culturale in questa Bari che si candida a capitale europea nel 2019. Questa città levantina che alla ribalta della cronaca, per decenni, si è raccontata tramite il polo commerciale della Fiera del Levante o per i tragici eventi incendiari di beni culturali preziosi come il Teatro Petruzzelli e il Teatro Margherita.

La città di Bari splende in tutta la sua bellezza, nel mese di maggio, e passeggiando per le vie del centro riscopriamo movimento, fervore, aria di preparativi (sarà l’aria estiva?) e attesa. Il Teatro Margherita, dopo la mostra conclusiva della I edizione del Premio Lum per l’arte contemporanea dello scorso maggio, promossa dall’Università Lum Jean Monnet, riapre le porte alla cittadinanza con un evento singolare, la personale di Jannis Kounellis, artista i cui natali appartengono alla Grecia, ma come lui stesso afferma «la Madonna di Tiziano mi ha portato in Italia e qui intendo racchiudere il mio viaggio».

Giovedì 13 maggio, nell’aula magna “Aldo Cossu” dell’Università di Bari, Kounellis ha tenuto una lectio magistralis di fronte a una platea assetata di cultura e di voglia di rinnovamento, partecipando, in conclusione, con interventi mirati a interpretare l’opera di un maestro che ha fatto del “sappiate dire di no” il suo stile di vita, come artista e come uomo: «la libertà è espressione di modernità e significa anche indossare il passato, perché esso non esiste. È il passaggio a un’altra dimensione, quella internazionale. La libertà è volontà rivoluzionaria, liberatrice, è l’inizio di un viaggio e la possibilità di indagare la realtà attuale».

Al pubblico incantato e in religioso silenzio, il maestro ha evocato spesso lo spirito di indipendenza che deve contraddistinguere gli artisti che con la loro arte intendono arricchire lo scenario nel quale si muovono: «Ho condannato spesso la debolezza perché non porta al reale, alla positività. E non permette di vincere la battaglia». Cita al proposito Itaca e il ritorno vittorioso di Ulisse, paragonandolo a se stesso, come un poeta in peregrina ricerca di autenticità: «La modernità non è un impedimento, ma è un modo per vincere. Occorre accettare il viaggio come una scommessa. Tutta la grande letteratura si fonda su una scommessa: quello che puoi fare diventa automaticamente credibile».

E torna a Bari, Jannis Kounellis, con una mostra articolata negli spazi storici della città, quel Teatro Margherita, mai restaurato per mancanza di fondi, e piazza del Ferrarese, cuore della movida barese e testimone di presenze architettoniche antiche. Le sue opere ben si contestualizzano in questi spazi imprimendo alla sua arte povera la genialità dell’ambientazione in situ: nel Teatro Margherita un primo percorso più intimo, da scoprire, insieme alle suggestioni di un edificio altamente simbolico della città violato dal tempo, e in piazza del Ferrarese, inaspettato e palese, di arte pubblica, nel contesto di una piazza dalle forti contaminazioni storiche. Al centro il dialogo tra arte e spettatore – non solo tale, ma partecipe di quel animo vagabondo – che contamina il tessuto sociale e lo restituisce attraverso l’espressione.

«Il curatore è spesso un imposizione e l’artista non è libero di manifestare coraggiosamente il suo pensiero» commenta criticamente le esigenze commerciali di quest’arte contemporanea che rischia di riflettere solamente le esigenze di “comunicazione di massa”: «nella mia vita non ho mai scattato nemmeno una foto, la tecnologia so che esiste. Io esprimo spesso la fisicità degli elementi, e la fisicità è moralismo, mentre il virtualismo è un effetto», e continua: «occorre una visione lagunare, spesso manca la partecipazione popolare e ben presto arriva l’arresa al consumismo se manca il “sogno”. È necessario saper dire di no – perché è rivoluzionario, esprime autenticità culturale – e ritrovare le contraddizioni che dormono vicino alla verità».

[anche su Tra gli scaffali di Periodico italiano]

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