Intervista ad Alessia Margiotta, autrice di Sfiorato da un angelo

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Il libro è carico di emozioni. Quanto è importante per un autore sperimentare in prima persona?

Credo sia essenziale. Non si può scrivere di qualcosa che non si conosce. Più un’emozione è pura, intensa e più sarà facile ed efficace descriverla. Molto spesso mi capita di rivivere nella mia mente determinati avvenimenti, cercando di imprimere dentro di me il sapore di ogni parola. Ovviamente non è impossibile descrivere ciò che semplicemente si immagina. Tutto sta nello scopo. Dal primo momento, il mio obiettivo principale è stato quello di condividere l’amore con i miei lettori. Di crearlo, svilupparlo e sentirlo nel profondo. Volevo descrivere l’amore che ognuno di noi si merita e donarne un pezzetto a chi ancora ne è alla ricerca. “Purtroppo” non tutto quello di cui si scrive può essere provato in prima persona, per questo bisogna stabilire delle priorità. Vi sono scrittori che puntano su descrizioni tecniche dettagliate e su un’accurata descrizione dei paesaggi o di esperienze estreme vissute sulla loro pelle; io ho scritto questo libro a 16 anni e tutto ciò che avevo era un cuore puro e pronto a ricevere e dare amore. E ho deciso di metterlo tutto – tutto – nelle pagine del mio libro.

I protagonisti della storia si incontrano virtualmente prima di conoscersi personalmente. Internet e l’era digitale influiscono come e quanto sulle relazioni tra le persone secondo lei?

È vero, ormai moltissime relazioni nascono su internet, non soltanto relazioni d’amore ma anche d’amicizia. E, purtroppo, non mancano neppure casi di incontri spiacevoli. La tecnologia e internet in particolare assumono sempre più valore nei rapporti col mondo ed è impossibile tirarsi indietro. Anche al lavoro, ormai, si comunica tramite e-mail, i supermercati mandano SMS per avvisare i clienti dei prossimi sconti e per ogni “ulteriore informazione” su qualsiasi quesito ci rivolgiamo ai vari motori di ricerca. La tecnologia è ormai una parte essenziale delle nostre vite. Per quanto mi riguarda, mi piace pensare che siano più gli aspetti positivi di quelli negativi. Per esperienza, poiché vivo lontana dalla mia città natale, senza tutti i mezzi di comunicazione di oggi non avrei potuto mantenere vivi e intatti i ponti con il mio passato. Molte persone sostengono come i rapporti “dal vivo” siano più reali dei rapporti “virtuali”, non mi trovo però totalmente d’accordo; certo, è vero che vivere con una persona non sarà mai come sentirla soltanto, ma nel momento in cui trovi una persona capace di sincerità e desiderosa di instaurare un genuino rapporto, internet è un fantastico alleato. Al giorno d’oggi siamo sempre di fretta, ci si vede per un caffè e si parla del più e del meno, ci si da appuntamento al centro commerciale e ci si ritrova a camminare abbagliati dalle vetrine senza trovare il tempo di conoscersi; molto spesso non si capisce neppure quale sia il limite e quanto sia giusto dire di sé e della propria vita. Davanti ad uno schermo è tutto diverso, ci si conosce davvero dentro e poi, in caso, anche fuori. E questo tipo di rapporti, i rapporti che nascono dal piacere interiore piuttosto che da quello fisico sono sicuramente i più sinceri. Ovviamente anche internet è una giungle e non si sa mai chi si può incontrare però io ho avuto molte esperienze piacevoli.

Nel romanzo è pregnante la casualità. Ma secondo lei esiste un destino che conduce le persone a incontrarsi?

Ho una personalissima idea sul destino, parecchio complicata oltretutto. In sostanza però sì, io credo ci sia un destino, una strada già scritta con tantissimi bivi in cui è possibile imbattersi ma con punti fissi – come le persone, le esperienze e le opportunità – che è impossibile non raggiungere, anche facendo il giro più personale e innovativo. Alcune cose sono su questo mondo per noi e aspettano solo di essere raggiunte.

Una lezione di vita, forse, emerge dal suo libro: comunicare le proprie emozioni. Nel 2010 lei crede ci siano ancora problemi di questo tipo, nonostante l’apertura a una cultura multilinguistica e multietnica?

Io credo di sì. Stiamo andando avanti alla velocità della luce. Il progresso, le innovazioni, le scoperte ci proiettano in avanti. Il razzismo viene combattuto e ci si impegna ad imparare tutte le lingue possibili. Si riconosce l’aspetto multiforme del mondo ma non si riesce ancora a capire quanto sia essenziale il dialogo e la condivisione. Ci affanniamo nel tentativo di ingurgitare informazioni, nel tentativo di arricchirci e di girare il mondo. Torniamo a casa carichi di fotografie, carichi di attestati di lavori in giro per il mondo, con la testa piena di informazioni e la bocca piena di parole nuove ma senza soffermarci a notare quanto la nostra anima necessiti di essere arricchita.
Purtroppo riusciamo a considerare l’importanza delle cose in valuta monetaria senza ancora renderci conto dell’essenzialità dei rapporti umani, delle amicizie sincere e degli amori folli.
Grazie a Dio, però, esiste l’arte. E un giorno ci salverà tutti.

Marilena Rodi

[da Tra gli scaffali di Periodico italiano]

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