Nel mezzo del Cammino di Santiago

«Era una notte. Non si sa se buia, tempestosa o cosa. Una sera di tanto tempo fa un pastore eremita della Galizia, tale Pelayo o Paio, avvistò dei bagliori in lontananza e, ispirato dalla suggestione divina, si lasciò guidare di collina in collina fino a un campo in cui la luce era più intensa. E lì fece una scoperta sensazionale».

Quante volte, nel corso della nostra vita, speriamo di venir folgorati da una “luce” che illumini il nostro cammino? Spesso accade di avvertire la necessità di “trovare” – senza cercare – le risposte ai mugugni interiori nel rumore caotico della quotidianità. Ma non è questa la condizione entro la quale l’uomo riesce a lasciarsi andare per ascoltare quello che l’animo ha da riferire. Dunque continua a rincorrere, viaggiare, esplorare, alla ricerca spasmodica di sentenze inequivocabili sulla propria esistenza. La società è “cattiva”, non concede di abbandonarsi ai sogni o alla proprie aspirazioni nel caos metropolitano; tant’è, che un crescente numero di persone, oggi, si ritrova a isolarsi da quella società incalzante e sempre più esigente. Se ne va a caccia di spazi reconditi e austeri, metafisici.

C’è un luogo che ancora riesce a evocare certa spiritualità: Santiago de Campostela (Galizia, Spagna) continua a mietere vittime affascinate da questa dimensione solitaria, nel vagabondaggio interiore che tormenta l’io umano..

«Correva l’anno 813 o poco più. Otto secoli prima, Cristo e i suoi apostoli avevano dato origine a una nuova religione […] Uno di essi, Giacomo, aveva predicato a lungo anche in Spagna; perciò dopo la sua morte i seguaci ne avevano trafugato il corpo portandolo per mare sino in Galizia».

Con queste parole Natalino Russo, reporter di viaggio e montagna, laureato in Scienze naturali, introduce la sua esperienza di camminatore e pedalatore del Cammino di Santiago nel libro (diremmo un vero manuale) Nel mezzo del cammino di Santiago. In bicicletta verso Compostella tra viandanti e pellegrini, edito da Ediciclo (pp. 208, € 16,50). Lo fa con un occhio critico, lontano dal misticismo religioso, e abbastanza sobrio per apprezzare, strada facendo, la lentezza di questo viaggio appartato.

La guida comprende la mappa degli itinerari percorsi e notizie su usi e costumi, dalla Francia al Portogallo, passando per la Spagna. «Scrivendo questo libro, anzi rileggendolo quando era già in bozza, ho capito che per partire non serve pianificare, ma soltanto fare il primo passo. Partire da zero». Così l’autore saluta il lettore ricordandogli che il tempo dedicato alla lettura può essere tempo sottratto al viaggio.

Intervista a Natalino Russo

Non per allenamento sportivo, non per motivi religiosi, non per turismo. Perché l’esperienza del Cammino?

Curiosità. È la molla che mi spinge, fin da bambino, a percorrere il mondo. I viaggi, le grotte, le esplorazioni, le scritture e le fotografie, le persone, i sogni, i progetti. A muovere tutto è la curiosità. Avevo letto molto sul Cammino di Santiago, ed ero incuriosito soprattutto dalla gran quantità di persone che, nel corso della storia, si sono messe in viaggio per raggiungere le coste della Galizia. A migliaia, centinaia di migliaia. Più che vere e proprie motivazioni mie, quindi, per certi versi avevo le motivazioni degli altri. Ero curioso di intrufolarmi nelle ragioni che spingono i pellegrini a partire, non vedevo l’ora di essere lì per osservarle. Il Cammino è un’occasione per far affiorare le proprie domande interiori. Le domande, prima ancora che le risposte, covano dentro di noi, montano, troppo spesso si calcificano e si annullano prima che riusciamo a riconoscerle. Spesso lasciamo scorrere gli anni senza accorgerci che dentro di noi covano impellenti domande. Percorrendo il Cammino ho fatto questa scoperta, tutto sommato banale: la gente, camminando e pedalando, si mette in discussione e si apre alle proprie domande. E le sorprese non mancano.

Due volte verso Santiago: un viaggio in bicicletta e uno a piedi, uno tradizionale e uno alternativo. Quale dei due l’ha coinvolta maggiormente?

Sono due esperienze completamente diverse. Dopo esserci stato in bicicletta avevo come un’insoddisfazione, andavo in giro a dichiararmi un ciclopellegrino pentito. Quindi ci sono tornato a piedi, l’anno successivo, e ho percorso un tratto del Camino del Norte. Così ho capito che non c’è un modo migliore: sono approcci diversi, entrambi affascinanti. I piedi regalano la lentezza, il tempo di ascoltarsi, la profondità che deriva da un contatto prolungato coi luoghi, con le persone, con gli odori; i pensieri del camminatore sedimentano con calma, si stratificano e si fanno solidi, come i sedimenti in fondo al mare, che diventano fango e poi roccia, e formano le montagne. La bicicletta dispensa invece agilità, la possibilità di fare deviazioni, di aspettare la luce giusta per scattare una fotografia, è la dimensione trasversale, consente l’incrocio di più persone e posti; i pensieri del pedalatore sono un magma che può effondere blandamente oppure sfociare in rapide eruzioni. Ecco, se volessimo dargli una chiave di lettura geologica, andare a piedi è come il mondo di calcare, coi suoi strati e le sue erosioni, con le doline e coi pozzi, le grotte, le sale, i torrenti sotterranei, i salti e le cascate; pedalare è il territorio dei vulcani, delle colate, delle forme bizzarre che assume la lava, e anche li ci sono le grotte, come no, e anche quella è una bella esplorazione. A chi avesse tempo e voglia, consiglio perciò di percorrere il Cammino in tutti e due i modi.

Qual è la caratteristica peculiare del Cammino di Santiago? Il clima che si respira, il territorio, il paesaggio, la popolazione locale.. quale di questi non potrebbe assolutamente mancare a suo avviso?

Clima, paesaggio, gente. Chi non conosce la Spagna, o pensa di conoscerla, ha generalmente di essa un’idea stereotipata, monolitica. Paese di mare, paella e tori. Spagna è invece un mondo di paesaggi estremamente diversi, dall’umido all’arido, dalla montagna al deserto, e anche di paesaggi umani, culturali, linguistici, sociali, politici. Attraversare la Navarra, la Rioja, la Castilla y León, la Galicia è un modo per tagliare un transetto in una parte di questo paese magico, per lasciarsene catturare e per cominciare a sognare nuovi giri nella penisola, alla scoperta del sud e del nord, dei centri minori e delle città fuori dai percorsi turistici. Dietro l’angolo della visione superficiale ci sono reti di sentieri curatissimi, percorsi ciclabili, cucina tipica, modernità, ruralità, letteratura, poesia. Cosa non può mancare a chi parte per Santiago? Ancora una volta l’ingrediente fondamentale: la curiosità.

[foto di Natalino Russo e Manuela Merlo]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...