Una storia breve

il

Jumana aveva la bocca piena di perle. Nella strada per il porto fu fermata da due mercenari e dovette sputare alcune perle e inghiottire le restanti. Dopo averle esaminato la bocca e scrutato sotto la lingua i soldati la lasciarono proseguire lungo la banchina affollata fino alla terza gru arrugginita, da dove partivano i gommoni per l’Italia.

Premuta dai corpi delle donne adulte, seduta sul bordo con un piede nell’acqua lasciandosi dietro una stretta scia, Jumana ripeteva “qui dentro c’è il mio tesoro” mentre puntava la propria pancia e sorrideva. Le donne, guardandola, mormoravano senza allegria: “così piccina e già incinta”.

Scese la notte su Jumana e sulla barca di fortuna, scese per restarci, prima e ultima notte. Per una vita così dimessa ci si aspetta una scomparsa discreta e inosservata, senza Guardia costiera, senza Malta né Lampedusa. Se sulla terra non c’era mai stato un posto per lei, forse sotto la terra, sotto qualcosa, un posticino si sarebbe trovato.

Le poche perle che i soldati non le avevano rubato tornarono silenziosamente dove un giorno erano state raccolte.

E qui finisce questa breve storia. Non l’ho voluta io così. È che certe storie sono proprio brevi, disadorne, non accade quasi niente, e quel poco che accade è proprio ciò che non sarebbe dovuto accadere.

Julio Monteiro Martins

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