Terrorismo, gli estremismi che si incontrano

Domenica 24 luglio, a poche ore dall’attentato norvegese, nelle campagne monopolitane in provincia di Bari, in una cornice pressochécinematografica, in vista del decimo anniversario dell’11 settembre americanoFiamma Nirestein, giornalista e vicepresidente della Commissione Affari esteri e comunitari della Camera dei Deputati, e Stefano Dambruoso, capo dell’Ufficio per il coordinamento dell’attività internazionale del Ministero di Giustizia, insieme a Giancarlo Loquenzi, direttore de ‘L’Occidentale’, hanno dibattuto sulla necessità o meno di intensificare il monitoraggio delle attività di circolazione delle persone attraverso le attività diintelligence, e cosa o quanto può incidere la matrice xenofoba in episodi come quello di Oslo, per il quale nelle prime ore si è pensato all’attentato terroristico di matrice islamica, prima che prendesse corpo l’ipotesi del ‘fondamentalismo cristiano’.

Al terrorismo, aveva gridato proprio la Nirestein dalle pagine de ‘Il Giornale’, mai ritrattando e mai pentendosi di quello che aveva scritto: “Il terrorismo islamico è una grande forza in movimento che fa una sua guerra. Non sono pentita, sono una giornalista sorpresa, piuttosto, di fronte alla follia umana che si presenta, talvolta, in forme mostruose”.

Anche Dambruoso si è dimostrato preso in contropiede dai fatti di Oslo: “Gli analisti hanno atteso prima di esprimersi sulla matrice dell’attentato, ma per il numero di vittime l’episodio aveva la classica parvenza di quello terroristico. Certamente non esiste la categoria fondamentalismo cristiano”.

Il razzismo è l’altra faccia del multiculturalismo? Cosa tiene “il mondo in ostaggio”?

Se non facciamo fatica a farci venire in mente motivi economici alla base di un rapimento adpersonam, perché dovremmo farne quando pensiamo alla collettività? La crisi finanziaria internazionale qualche input ce lo fornisce: i 14.300 miliardi di dollari di deficit statunitense rischiano di far saltare gli equilibri mondiali. Se crollano gli Stati Uniti d’America cola a picco l’occidentalismo, la sua storia e il suo modus operandi (compreso l’imperialismo “tanto odiato dai popoli mediorientali”), hanno sostenuto i protagonisti del dibattito. Chi potrebbe avere interesse a far crollare, tramite audaci e ciniche speculazioni, l’impero americano e, di conseguenza, quello occidentale?

Almeno apparentemente il conflitto israelo-palestiniano, secondo Loquenzi, è lontano da aver prodotto un moto insurrezionale, ma intanto gli equilibri saltano dalla base e saltano anche i capi di stato in Medioriente: le primavere arabe (dall’Egitto alla Libia alla Siria alla Turchia) sono solo la protesi delle insurrezioni iracheno-iraniane. “Elemento in comune, non è l’ambizione alla democrazia (la fratellanza musulmana, essendo un movimento islamista aborrisce la democrazia, ritenuta anatema), ma la miseria”, sentenzia Nirestein, “la fame e l’umiliazione a cui sono stati sottoposti i popoli dai dittatori sono le spinte motivazionali che hanno scatenato la ribellione”. C’è un problema, continua “gli adepti della fratellanza musulmana e gli sciiti più estremisti, messi in esilio da Mubarak, ora sono tornati a galla con un desiderio enorme di rivincita, parteciperanno tutti alle prossime elezioni (perché pensano che l’Islam sia la soluzione), hanno ripreso a partecipare alla vita del paese ed è tornato fuoril’anti-israelismo: non c’è un solo candidato alle elezioni – nemmeno il più liberale – che non abbia già promesso che in caso di vittoria rivedrà il trattato di pace con Israele”.

Ma questi Paesi sono così concentrati su se stessi o la perdita dell’equilibrio rende più pericolose le cellule isolate, impazzite? Dambruoso si dice “sereno” sul monitoraggio del terrorismo islamico: “In Italia stiamo lavorando molto sulla legge per l’integrazione e i flussi sono sotto controllo, gli analisti e l’intelligence hanno il polso della situazione”. Ma attenzione, prosegue il magistrato, “Gheddafi ha aperto le prigioni e molti evasi sono terroristi, jihadisti e fondamentalisi, che potrebbero arrivare in Europa per riprendere le trame terroristiche, ma i flussi sono adeguatamente monitorati”. Potremmo pensare che gli stessi sbarchi a Lampedusa potrebbero essere portatori di attentatori, ma secondoDambruoso la polizia italiana e le forze di intelligence sono allertate e attrezzate per osservare da vicino gli stessi flussi.

Nirestein torna sull’esercito armato degli hezbollah in America latinasostenuto dall’Iran, che potrebbe essere la mente, mentre il resto del mondo arabo il braccio operativo. Al Qaeda è solo un pezzo del terrorismo internazionale. E Israele (una nazione storicamenteindipendente e ricca, soprattutto di cervelli) è il ‘solo’ “paese ortodosso nel cuore di un’area musulmana”. Questo può essere un elemento che alimenta l’antisemitismo.

Nelle mire dell’attentatore norvegese, intanto, c’era anche l’Italia. Anzitutto il Vaticano e il Papa (definito “codardo, corrotto e illegittimo“), alcune sedi di partito (Pdl, Pd, Idv e Udc) e le infrastrutture che supportano la vita economica del nostro paese: ben sedici raffinerie di petrolio, da colpire con un barcone da pesca attraverso un attacco massiccio (stimabile sui30-100mila euro) per provocare danni economici all’Italia dai due ai quaranta miliardi di euro.

Che il biondo 32enne norvegese Breivik sia una ‘cellula’ fondamentalista islamica? Secondo i convenuti a Monopoli, l’ipotesi non è peregrina, in questa roulette russa che fa pensare al terrorismo economico, un boomerang devastante per l’Occidente tutto.

Tesi, quelle emerse dal dibattito pugliese, che nel corso delle ultime 48 ore hanno alimentato il dibattito di coloro che sostengono un’ipotesi diametralmente opposta. E’ l’ipotesi che in queste ore si sta facendo largo catapultata in Europa da gruppi pacifisti israeliani e non solo: che Breivik fosse in relazione con ambienti dell’estrema destra israeliana, le sue simpatie politiche per leader sionisti, sarebbero provate anche da numerosi viaggi in Israele. A ciò si aggiunga che il movimento giovanile del Partito Laburista stava sostenendo il boicottaggio ai prodotti israeliani; il suo leader Eskil Pedersen, pochi giorni prima della strage, aveva rilasciato un’intervista al quotidiano ‘Dagbladet’, nella quale, tra il resto, sosteneva essere “giunto il tempo per misure più drastiche nei confronti di Israele“, l’ora che la Norvegia imponga “il boicottaggio econimico contro il Paese“unilateralmente. I processi di pace, aveva detto Pedersen “non portano a nulla, e sebbene il mondo intero si aspetta che Israele li rispetti, questo non accade. Noi, nel movimento giovanile laburista, da parte norvegese, applicheremo unilateralmente un embargo economico su Israele”. Insomma, secondo questa ipotesi, l’attentato sarebbe maturato negli ambienti “israelo-sionisti”, “retroterra finanziario compreso”, scrive lo storico Claudio Moffa, e sulla stessa linea il giornalista Maurizio Blondet, due voci italiane decisamente critiche, quanto altrettanto ‘colte’ in tema di sionismo e molto ben informate. Blondet ricorda che la Norvegia è “il solo Paese europeo ad appoggiare ufficialmente la dichiarazione unilaterale di sovranità statale che l’Autorità Palestinese intende porre davanti all’ONU a settembre, cosa a cui il governo israeliano si oppone furiosamente”. Non basta, a conferma il ‘retroterra finanziario’, Blondet riporta che il fondo governativo norvegese, che gestisce gli introiti petroliferi (450 miliardi di dollari) e li investe, “ha escluso dai suoi investimenti due ditte israeliane di costruzioni, quando ha scoperto che le due ditte costruiscono insediamenti illegali per i coloni ebraici nei Territori Occupati”, scelta ‘etica’, l’aveva definita il Ministro delle Finanze norvegese. Lo stesso fondo aveva rifiutato di comprare azioni, della Elbit, una ditta israeliana famosa per produrre i reticolati elettrificati di separazione contro i palestinesi.

L’allevamento, formazione e preparazione di assassini solitari venuti dal nulla è uno dei segreti del mestiere meglio protetto dai servizi”, afferma Blodet, riferendo che la Polizia norvegese aveva condotto, 48 ore prima della tragedia, una esercitazione basata su uno scenario incredibilmente simile a quel che sarebbe avvenuto poi nella realtà.

Una società iper-politicamente corretta, super-autocontrollata e super-conformista come la scandinava può ben produrre le sue schegge impazzite” afferma il giornalista e analistaBlondet.

Da qualche tempo “si nota un revival di gruppuscoli di estrema destra che diventano gruppi grossi ed hanno successi elettorali, e che nei loro raduni sventolano la bandiera bianco-azzurra con la stella di David, anzichè lo stendardo con la svastica: tipico il caso del partito olandese di Geert Wilders. Può trattarsi di un processo spontaneo – movimenti nazistoidi che diventano filo-ebrei – ma può anche essere, perchè no?, il risultato di finanziamenti finalmente importanti che giungono a questi ex-gruppuscoli, di media finalmente non ostili, e di una capacità di organizzare questi sparsi gruppuscoli in tutta Europa – capacità veramente inedita, e poco credibile che nasca autoctonamente dai neonazi, almeno da quelli che abbiamo conosciuto: tendenti piuttosto al frazionismo corpuscolare che alle alleanze” conclude Blondet.

Per tornare al tema di fondo dell’incontro pugliese: è la xenofobia alla radice di Oslo come dell’11 settembre americano, che sia islamica o sionista; è la xenofobia ad alimentare gli ‘eserciti’ terroristici al servizio di qualsiasi fine, economico compreso.

[tratto da L’Indro]

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One thought on “Terrorismo, gli estremismi che si incontrano

  1. E’ un crimine ideologico gestito da un folle. Può essere un cattivo esempio per i non pochi folli che si pasciono di violenza su questa terra malridotta.

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