Nucleare, al Fermilab (Usa) un giovane ricercatore italiano

I timori per la preparazione della bomba atomica da parte dell’Iran non sarebbero infondati secondo il rapporto dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) dello scorso inizio novembre. Teheran, sostiene l’Aiea, “potrebbe aver pianificato e avviato sperimentazioni preparatorie che sarebbero utili nel caso in cui volesse condurre un test per un ordigno nucleare”.

A fronte di queste informazioni, mentre gran parte degli analisti concordano nel valutare che, schermaglie diplomatiche e guerra dei nervi a parte, non ci sarà nessun attacco, né israeliano né americano, all’Iran -e tanto meno in questi mesi invernali-, alcune fonti, sia arabe che di think tank occidentali, si esercitano a ipotizzare scenari di guerra nei cieli tra l’Iran e il pezzo di mondo occidentale legato a Stati Uniti e Israele.

In questi ‘esercizi’ di guerra simulata, un ruolo lo avrebbe anche l’Italia.
L’Italia è un Paese della Nato, se la base sarda vicino Cagliari dovesse essere usata dagli alleati per il blitz in Iran, secondo queste fonti, gli iraniani potrebbero reagire con attacchi nella zona calda (Afghanistan) dove sono presenti basi italiane; inoltre, i nostri soldati caschi blu in Libano sarebbero a rischio in caso di attacco iraniano allo stato israeliano, visto che si troverebbero nel mezzo, su di un terreno, per altro, sul quale Hezbollah si farebbe carico di annientare qualsiasi ‘nemico’ dell’Iran.

L’attacco all’Iran scatenerebbe, poi, a livello internazionale, reazioni a catena –oltre a Iran e Israele potrebbero entrare in scena Siria (già in forte affanno interno), IraqUsaCinaRussia, il che, nell’ipotesi migliore, significherebbe una tragedia per l’Occidente, prima economica e poi umanitaria. “Per ‘abbattere’ Gheddafi la Nato ha impiegato 5 mesi” afferma una fonte occidentale, “figuriamoci attaccare un Paese come l’Iran, esteso 5 volte l’Italia con 75milioni di abitanti, e bunker a 90 metri di profondità”. Uno scenario che preoccupa prima di tutti gli stessi Usa, già in fase di dissesto e squilibrio nei confronti di una Cina che in questa situazione avrebbe troppi margini di spazio. Negli ultimi giorni il Premier cinese -dopo trattative diplomatiche fitte e delicate- si è opposto alla base statunitense in Australia, fatto che significherebbe egemonia Usa anche nel Pacifico. Gli Emirati Arabi si starebbero preparando a rafforzare la base Usa che da fine anni ‘60 gestiscono insieme alla Gran Bretagnabase che gli Stati Uniti starebbero dotando di ulteriori e modernissimi armamenti. La vicinanza con l’Iran, la posizione strategica, la ‘fedeltà’ provata da decenni del Governo di Abu Dhabi a Washington, la relativa stabilità di quel Governo -gli Emirati sono tra i pochi Paesi rimasti estranei alla ‘Primavera araba’- farebbe ritenere, secondo queste fonti, che gli Stati Uniti abbiano scelto come base privilegiata per un eventuale attacco all’Iran proprio gli Emirati.

David Montanari, è un giovane ingegnere nucleare italiano del Fermi National Accelerator Laboratory dell’Illinois, l’unico laboratorio degli Stati Uniti interamente dedicato alla ricerca nell’ambito della Fisica delle Particelle.

Dal Suo osservatorio privilegiato cosa sta succedendo nel mondo arabo e a Washington che riguarda il nostro futuro ‘nucleare’? 
Il Medio Oriente è sempre una zona ‘calda’, dove molteplici interessi si intrecciano e si sovrappongono a quelli politici: in primis quelli economici legati al petrolio, e quelli religiosi. Penso, e spero, si procedarà per via diplomatica, mi sembra ci sia ancora spazio per il dialogo, e ci sono molti interessi trasversali ancora in fase di valutazione. Sappiamo bene lo stato attuale dell’economia nei Paesi industrializzati, europei e non; un eventuale intervento militare aggraverebbe ancora di più la situazione. Il Presidente Obama deve ponderare bene il da farsi, le elezioni del 2012 sono dietro l’angolo, e il suo indice di gradimento punta sempre più verso il basso. Il popolo americano è particolarmente insoddisfatto della situazione economica interna -in particolare per il tasso di disoccupazione e la mancata crescita- e delle promesse non mantenute. Mosse azzardate in campo internazionale non migliorerebbero sicuramente la situazione, anzi. Senza contare che lui si è sempre fatto portavoce di mediazione e diplomazia. D’altro canto Israele dice di volere un intervento immediato, e quando un alleato chiama, gli Stati Uniti devono rispondere. Mi sembra comunque che si sia lontani dall’interventismo. Si lavorerà di diplomazia e sanzioni. Il che servirà anche a guadagnare tempo e a collezionare più informazioni. Per altro, ritengo improbabili interventi di tipo diverso da parte di altri Paesi, senza il diretto supporto degli Stati Uniti. La Cina ha tutto l’interesse a portare avanti il dialogo e niente altro, trattandosi del principale importatore di gas e petrolio dall’Iran, e si sta muovendo in questa direzione. La Russia è più o meno sulla stessa posizione.

Il Fermilab è un punto di riferimento nella ricerca nucleare 
Il Fermilab promuove la comprensione delle leggi fondamentali che descrivono la natura della materia e dell’energia fornendo leadership e risorse a ricercatori qualificati per condurre ricerca avanzata sui principi fondamentali della Fisica delle alte energie e discipline associate. I circa 1900 dipendenti e 2300 utenti scientifici del Fermilab provengono da Università e Laboratori americani e da tutto il mondo. Nell’ambito della Fisica degli Acceleratori, si studiano le interazioni dei neutrini e altri processi rari. Il Fermilab è un centro di studio per lo sviluppo delle cavità superconduttive a radiofrequenza, tecnologia scelta per la prossima generazione di acceleratori, che ha inoltre applicazioni molto promettenti negli ambiti della medicina, dell’energia nucleare e della scienza dei materiali. Sono progettati e sviluppati rivelatori di particelle di prossima generazione e tecniche di calcolo checonsentiranno di affrontare le sfide presentate da future scoperte.

Ne esiste uno anche in Italia
Sì. L’Italia ha diversi Centri di ricerca di rilevanza internazionale. Tra questi, i Laboratori nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), dove ho lavorato dal 2005 al 2010. I Laboratori del Gran Sasso, uno dei quattro laboratori dell’INFN, sono i più grandi laboratori sotterranei al mondo in cui si realizzano esperimenti di Fisica delle Particelle, Astrofisica delle Particelle e Astrofisica Nucleare, e questi laboratori sono utilizzati a livello mondiale da circa 750 utenti scientifici. Importante è la ricerca sulla fisica dei neutrini prodotti nel sole e in esplosioni di Supernove.

La sede italiana ha qualche rilevanza in ambito internazionale? 
Assolutamente sì. Le strutture sotterranee dei Laboratori del Gran Sasso sono collocate su un lato del tunnel autostradale che attraversa il massiccio in direzione Roma, in Abruzzo, e consistono di 3 sale sperimentali di circa 100 metri di lunghezza, 20 metri di larghezza e 18 metri di altezza, sormontate da circa 1400 metri di roccia. Il facile accesso dalla galleria autostradale e le notevoli dimensioni, per un laboratorio sotterraneo, lo rendono unico nel panorama mondiale dei laboratori sotterranei, che sono tipicamente scavati all’interno di miniere, ancora in esercizio, o abbandonate. Un laboratorio con accesso orizzontale in cui possono entrare anche autocarri rende la struttura all’avanguardia, che il resto del mondo invidia all’Italia. I Laboratori del Gran Sasso sono la struttura di riferimento nell’ambito dei laboratori sotterranei.

Obama negli ultimi tempi si è spesso confrontato con il Premier cinese sulla situazione del Pacifico e soprattutto su una base americana in Australia. Il Fermilab in quali rapporti è con Cina e Medio Oriente? 
Il Fermilab ha in organico anche scienziati, ingegneri e tecnici provenienti Cina e Medio Oriente, e tra le relazioni internazionali ci sono anche i rapporti di collaborazione proprio con la Cina. E’ in corso, infatti, un progetto ambizioso per lo sviluppo, la progettazione e la costruzione di un nuovo e innovativo acceleratore di particelle che verrà realizzato proprio alFermilab. Sono 114 le Università e laboratori statunitensi e 140 università e laboratori stranieri che collaborano con l’ente. Tra i progetti in corso vi è anche una collaborazione su un esperimento che ambisce a scoprire le proprietà della materia oscura, uno dei costituenti fondamentali dell’universo.

Iran e Siria, due Paesi legati da accordi anche di reciproca difesa. La Siria sta attraversando una forte crisi interna per la quale il Presidente Bashar Al Assad deve affrontare le ire non soltanto dell’Occidente ma anche di un pezzo di mondo arabo, a cominciare dalla Lega Araba. L’Iran è sempre più sotto la pressione dall’Occidente. Qualche analista ritiene che il Presidente Mahmud Ahmadinejad potrebbe esporsi contro l’Occidente in favore della Siria, utilizzando questo slancio per dare un segnale di forza, anche nucleare, appunto, e mettere dei paletti ben fermi agli Stati Uniti
La geografia politica del Medio Oriente sta cambiando. Il ritiro delle truppe americane dall’Iraq -previsto per la fine dell’anno-, cambia completamente l’assetto politico della regione e ciascuno Stato si sta attrezzando per definire la propria identità e aumentare il proprio peso politico, a scapito degli altri Stati. La situazione è quanto mai delicata. Siria e Iran hanno una storia ‘comune’ negli ultimi 30 anni, in cui sono stati prima alleati, poi si sono allontanati, e poi sono tornati ad allearsi. Allo stato attuale vige comunque ancora troppa incertezza, il quadro è complesso e lungi dall’essere chiaro e completo.

Incertezza anche negli Stati Uniti. Nelle ultime ore si comincia a ipotizzare la candidatura diHillary Clinton per la corsa democratica alla Casa Bianca del 2012
E’ già successo in passato che un Presidente in carica rinunciasse a concorrere per un secondo mandato, a favore di un candidato ritenuto più forte e con maggiori probabilità di successo, e succederà ancora. Ora, la domanda è: succederà questa volta, oppure sono solo voci? Nella politica nulla è lasciato al caso, a cominciare dai rumors, sono strategicamente studiati, sempre. I rumors possono creare movimento in una certa direzione, dare indicazioni su una tendenza, o anche solo insinuare il dubbio. La campagna elettorale è in realtà iniziata già da tempo ed è in piena evoluzione: la pianificazione inizia nella seconda metà del mandato e prende via via forma nel corso dell’anno fino a sfociare nella campagna vera e propria nell’anno delle elezioni. È una partita a scacchi preceduta da una lunga fase di studio dell’avversario e di preparazione, da parte di ciascuno, delle proprio mosse, in funzione di quello che ci si aspetta faccia l’avversario. In questo contesto, rinunciare alla candidatura di un Presidente in carica a favore di un’altra figura ha un immediato effetto destabilizzante su tutto il sistema: vengono a mancare i punti di riferimento e si costringe l’avversario a ristudiare le proprie mosse e le opportune contromisure. Non è più possibile utilizzare gli stessi schemi e gli stessi argomenti, perché i due candidati sono diversi, hanno idee diverse, una storia personale e politica diversa. Ma soprattutto punti di forza e punti deboli diversi. I media si stanno esprimendo in maniera esplicita a favore di un cambiamento radicale come quello ipotizzato dall’indiscrezione del ‘Wall Street Journal’. Lo stesso popolo americano si sta esprimendo in maniera decisa in questa direzione, alla ricerca di quel cambiamento tanto promesso. Si respirano malcontento e insoddisfazione nei confronti di una economia che ristagna e di un tasso di disoccupazione che non cala come previsto. Contemporaneamente si moltiplicano i messaggi di stima e sostegno nei confronti del possibile ‘nuovo giocatore’ nello scacchiere politico presidenziale.

Marilena Rodi su L’Indro

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