A(f)fondo. Stato di polizia mondiale innescato

“Prima le donne e i bambini”. Ciò che al Concordia pare abbiano dimenticato. Almeno secondo le testimonianze. “Prima le donne e i bambini” è il cosiddetto Protocollo Birkenhead. La Birkenhead era una nave britannica e affondò il 26 febbraio 1852 al largo della costa sudafricana: a bordo c’erano 480 soldati dell’esercito inglese e 26 tra donne e bambini.
Quando la nave cominciò a imbarcare acqua, il comandante ordinò ai soldati di farsi da parte e di lasciare le scialuppe di salvataggio alle donne e ai bambini. La maggior parte degli uomini annegò o venne divorata dagli squali, ma tutte le donne e i bambini sopravvissero.

L’episodio divenne in seguito una procedura consolidata, sebbene non sia mai entrata nel codice della navigazione. L’ordine venne lanciato anche durante il naufragio del Titanic, nel 1912, dal capitano Smith. Alcuni ufficiali, però, intesero il comando come un divieto a far comunque salire gli uomini sulle stesse scialuppe di salvataggio in cui erano stipate donne e bambini, sebbene ci fosse spazio a sufficienza: vennero salvati il 74% delle donne a bordo e il 52% dei bambini, ma solo il 20% degli uomini.

Ero alle prese con la stampa del mio settimanale, venerdì scorso, quando nella notte è arrivata la notizia del naufragio della Costa Concordia. Così come erano fresche di stampa le pagine dei giornali nazionali che davano la notizia del declassamento di mezza Europa, compresa la stangata alla Francia.

Di Sarkozy, onestamente, ne avevo preannunciato, da quelle stesse pagine, la caduta libera (ce n’era pure per Angela Merkel), ma mezzi ammutoliti restavamo quasi increduli di fronte alla notizia dello spiaggiamento del gigante di metallo della Costa crociere. Un gigante del mare e dei mercati. Ci siamo posti gli interrogativi che tutto il mondo in quel momento si poneva: “ma che ci faceva così vicino alla costa? Non lo sapevano, a bordo, che il fondale sottocosta è basso?”.

Per un sub questa è la primissima riflessione. Poi, dal giorno dopo e per tutta la settimana santissima abbiamo assistito a scene teatralmente inverosimili, per quanto la realtà superasse la fantasia.

Impossibile che un comandante abbandoni in quella maniera la propria nave; impossibile che la Guardia costiera – con tutte le attrezzature tecnologiche a disposizione – non si fosse accorta del fuori-rotta già prima della collisione. Altre volte, a quanto pare, il comandante aveva disattivato il gps durante manovre ‘azzardate’: Costa crociere non si era accorta mai di nulla? Nessun provvedimento disciplinare, dunque, per uno che reiterava un reato?

Il danno e la beffa. L’Italia viene declassata in credibilità e in solvibilità, il governo Monti aumenta le tasse in maniera inverosimile, aziende multinazionali se ne tornano a casa licenziando migliaia di dipendenti, la cantieristica italiana migliore va al collasso o viene ceduta ai cinesi (vedi il caso Ferretti), e gli italiani si accaniscono contro il capro espiatorio.

È insito nell’umana (s)ragione trovare un colpevole e addossargli la responsabilità, e la vicenda del Concordia, come fu per il Titanic, vede stabilito un ‘protagonista cattivo’. Addosso a quello, dunque, senza ipotesi di remissione alcuna.

Sarà per la crisi economico-finanziaria, sarà per l’anonimato con cui si muovono i grandi speculatori, sarà l’incertezza culturale che deriva proprio dagli argomenti di finanza pubblica e privata, sarà il movimentismo rivoluzionario bellico nel Mediterraneo, una cosa è certa: il mondo vive una profonda instabilità. E si sa, nei momenti di panico, con la vista annebbiata, con la mente offuscata, la tendenza è quella di rifugiarsi nella soluzione più comoda.

Occhio, lo stato di polizia mondiale è appena cominciato.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 21 gennaio 2012]

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