VOLETE PIÙ FERIE? NO, GRAZIE

In Svizzera il civismo è una regola di vita, in Italia ci contendiamo la fannulloneria

Scherziamo, suvvia. Non si vuole certo ipotizzare un paragone tra il nostro Belpaese e la nazione dell’ora esatta..

Pare fatto apposta, ma questa settimana non possiamo evitare di sollevare le pieghe delle labbra pensando a quanto sarebbe diverso se vivessimo in Svizzera!

L’iniziativa popolare per l’aumento delle settimane di ferie da 4 a 6 per i lavoratori svizzeri è stata bocciata dal voto popolare. La consultazione era stata chiesta dal sindacato Travail Suisse per il quale attualmente un terzo dei lavoratori svizzeri soffrirebbe di stress sul luogo di lavoro. Nonostante questo, i lavoratori non sembrano pensarla così: la percentuale di ‘no’ che ha respinto la proposta si è aggirata intorno al 67%.

Non è la prima che gli svizzeri bocciano iniziative per ridurre la durata del tempo di lavoro (ferie o numero ore settimanali): negli ultimi decenni (in particolare nel 1985 e nel 2002) simili iniziative sono state respinte. La crisi economica poi avrebbe accentuato la propensione alla disciplina e all’operosità.

Non ci chiediamo nemmeno come avrebbero risposto gli italiani.

Ecco Monti, Alfano, Casini e Bersani impegnati nel gioco della sedia. Indovinate chi è rimasto in piedi?

Giovedì notte si svolgeva il vertice di governo tra il primo ministro e le forze di maggioranza e nelle lunghe cinque ore di confronto (destra sinistra e centro) uno degli argomenti su cui si è dibattuto era proprio il lavoro. Tra proclami e fumate nere, restiamo ancora in attesa di sapere se negli affari aziendali entrerà la magistratura. Con un po’ di pazienza lo sapremo, sempre che si giunga a una conclusione che metta d’accordo tutti.

Di danni questo governo ne ha già fatti non pochi, si spera sia in grado quantomeno di tenere fede all’impegno preso con l’Ue – tutto scritto in quella benedetta lettera dell’estate scorsa – altrimenti sarà ‘duro’ giustificare la sua permanenza senza riforme.

Intanto all’interno dei partiti si corre e si fa campagna elettorale, chi più chi meno ci si riorganizza dal basso: chi pare godere di maggior salute (in visione prospettica) è il Pdl di Angelino Alfano. Nonostante il calo fisiologico di consensi (ma in ripresa nel bacino degli indecisi), la squadra del giovane segretario di partito (l’unico quarantenne nel panorama politico nazionale) sta macinando formazione, incontri e repulisti.

L’Udc che continuava a far la corte prima agli uni poi agli altri pare in questa fase un po’ disorientato, a sinistra non si sta così in salute, in questo momento, visto il terremoto giudiziario a tutti i livelli. Disperso Fini, non tira aria fresca nemmeno per Idv, viste anche le condizioni di salute del Di Pietrone nazionale e i passi indietro di numerosi magistrati ‘politicizzati’. Vendola dovrà sgomitare non poco: la minaccia della riforma elettorale che calcherebbe la cifra europea dello sbarramento al 10% nelle prossime elezioni potrebbe rappresentare un effetto machete come fu per il suo predecessore Bertinotti.

Pd, ex Margherita ed ex Ds sono sotto i riflettori delle procure romane e baresi. E non solo.

In questo scenario – e torniamo a occuparci di politica locale – non ci resta che aspettare di sapere se Michele Emiliano avrà da riscattare la sua immagine dagli ‘attentati’ delle ultime ore, così come non ci resta che contare i minuti dai proclami propagandistici “Fuori gli imprenditori dalla politica”. Ma sappiamo bene che “il denaro non conosce colore politico”.

Lavoro, crisi, ripresa economica: queste voci ci rincorrono tra Occidente e Oriente scavalcandosi a sinistra e poi a destra dipendentemente dal terreno calcato. Usa e Giappone guidano la ripresa mondiale (eppure gli americani piangevano crisi fino a ieri con quei 14miliardi di debito pubblico, guerre in corso e attentati atomici iraniani, mentre i giapponesi solo un anno fa restavano vittime della tragedia di Fukushima!), e la Cina è in recessione (ci fa compagnia mentre cresce ‘solo’ del 7% mentre noi perdiamo l’1%).

Un cappio al collo che non ci permette di respirare.

Un immobilismo esiziale.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 17 marzo scorso]

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