TUTTO IL MONDO È PAESE! Torniamo in piazza anche quando non c’è campagna elettorale..

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Tra il dire e il fare c’è di mezzo la vastità, e di questo abbiamo prova ogni giorno: la classe politica accusa colpi per l’immobilismo nel quale soggiace quando non può pestare piedi, i ‘tecnici’ commissariano se stessi perché si accorgono che operare in politica non è poi così semplice.

Ora che ‘il debito’ ipotetico è stato pagato possiamo tornare a dialogare in politichese.

I partiti si riprendono le loro posizioni ideologiche mentre il popolo subisce le conseguenze delle (non)scelte dei burocrati (possiamo chiamarli così, del resto sono simili tra loro). Dove stiamo andando dunque?

Anzi, dove siamo?

La situazione è questa: era tutto previsto. Dal governo tecnico alla crisi (e alla risposta alla crisi), all’aumento delle tasse per fare cassa, ai (non)tagli, al prossimo voto politico.

Non lo diciamo perché ci ritroviamo ‘graziosi’ nel pappagallare, bensì perché abbiamo avuto la voglia di guardare il mondo dal mappamondo. Dall’alto.

E se insieme a noi il lettore fa un passo indietro nella memoria ritroverà – per esempio – le dichiarazioni del presidente della Camera a Gr Parlamento di novembre scorso: “Se il governo Monti parte con il favore dei mercati e dell’opinione pubblica, nessuno si prenderà la responsabilità di dire ‘andiamo al voto’. Anche perché l’emergenza non è finita. Entro aprile ci sono 250 miliardi di titoli da collocare sul mercato. Se il Governo in quella fase ha ancora il favore dei mercati va avanti, se sarà incapace di raggiungere il suo obiettivo si tornerà al voto”.

Uno sforzo ancora e il lettore ricorderà anche che, negli ultimi mesi (fatte salve alcune eccezioni), il tasso di interesse da pagare per la collocazione dei titoli di stato si è tenuto basso. Ergo: l’obiettivo è stato raggiunto. A questo punto ci interroghiamo: se i nostri titoli sono stati collocati senza troppi sforzi, dunque il momento peggiore della crisi è ‘passato’, ora ci aspetta il voto di autunno o la scadenza naturale del mandato?

Le considerazioni sono tendenzialmente due: i toni della campagna elettorale di quest’anno non sono molto diversi da quelli della tornata 2011 (governo tecnico versus governo politico), e le riforme attese non sono ancora andate in porto. “In Italia non c’è nulla di più definitivo del provvisorio”, prendendo in prestito la citazione di un militante ai tempi della Dc. E se per il vitalizio occorre portare a termine la legislatura i partiti già scalpitano per riconquistare lo scettro: si comincia a colpi di sfiducia al Senato e Monti corre ai ripari nominando 3 supertecnici (non è un commissariamento questo?) che gli risolvano la delicata questione dei costi della politica (ma non si permette di rivedere la spesa del Parlamento, del Quirinale e della Consulta). In due parole: si sta imbrogliando tra le tecniche anche il super Monti.

E intanto la gente del popolo muore, la politica resta lontana da quella gente e a livello locale è moltiplicazione di difficoltà. A livello locale ci si gioca la faccia..

In quest’ultima settimana abbiamo avuto modo di girare per la provincia di Bari nei comuni in cui si vota, e in qualche occasione di moderare dibattiti tra aspiranti sindaci: i toni sono molto alti (la sobrietà dei tecnici è rimasta in casa Monti) e i problemi dei paesi sempre gli stessi. Turi, come Polignano, come Gioia del Colle, come Castellana-Grotte etc.: sembrava di sentir parlare i nostri casamassimesi. Ripetono, come dischi rotti, la stessa solfa: il Pip annunciato e mai realizzato, lo scempio ambientale dovuto alla cementificazione, i luoghi della cultura inesistenti, i centri di aggregazione giovanile fantasma, lo sviluppo economico che non garantisce sopravvivenza alle famiglie, le tasse comunali (Tarsu, Imu..) che non si sa come gestire, promesse non mantenute degli amministratori e via discorrendo. Si rinfacciano cose non fatte.

Abbiamo forse il gene della precarietà?

Ci piace forse galleggiare nel nulla?

Laddove c’è campagna elettorale si spara a zero (anche a vanvera) sugli avversari, a Casamassima ci si affronta con i manifesti (alla faccia dell’era di internet e dell’avanguardia). A ‘sto punto ci viene spontaneo pensare che forse, un nuovo confronto di piazza, non sia un’idea peregrina..

La gente ha fame di sapere che fine farà.

La gente vuol parlare chi ha eletto.

Mesi fa avevamo tentato un confronto..

Ora rilanciamo l’invito alle nostre forze politiche: vi vogliamo in piazza a parlare di quello che state facendo. Non solo l’amministrazione che governa, ma tutte le forze politiche. Tutti sono chiamati a partecipare alla costruzione del nostro mondo cittadino.

Vogliamo essere una comunità modello.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 5 maggio 2012]

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