Report, ecco i “disOnorevoli” (da Giornalettismo)

Quanti sono, e chi sono, i parlamentari con un rinvio a giudizio, o condanna di primo grado, o condanna definitiva per reati contro la pubblica amministrazione? Ora dovranno approvare una legge che decida la loro sorte.

L’impostazione è molto aggressiva, ma il taglio della trasmissione tiene comunque conto della situazione giudiziaria diversa di ciascuno dei nominati, con spiegazioni nel merito dei casi più o meno approfondite. L’inchiesta ricostruisce, tra gli altri casi, come la Giunta si è comportata nelle vicende De Gregorio, Tedesco, Lusi, Nespoli, Margiotta, Cosentino, Papa. Bernardo Iovene e intervista il presidente Vizzini e vari parlamentari come Landolfi, Brancher, Farina, Grillo e Del Pennino.

[da Giornalettismo]

POI SI COMINCIA – Antonio Del Pennino spiega che è stato condannato per aver preso soldi per il partito. “Ho pagato personalmente 250 milioni (di lire? ndr) per le condanne”. Chi l’ha riportata in parlamento? “Berlusconi”. Perché mi dovrei fidar di lei? “Io sono l’ultimo che può dire sì o no, proprio perché mi riguarda. Se questo viene deciso, io lo accetto”. Wikipedia racconta di Del Pennino:

Ha subìto tre processi, uno per finanziamento illecito Enimont (luglio 1994), uno per finanziamenti illeciti alla S.p.A. Metropolitana di Milano (ottobre 1994) e uno per tangenti sulle forniture di autobus dell’ATM (gennaio 2000). Nei primi due casi ha richiesto l’applicazione volontaria della pena (cosiddetto patteggiamento), rispettivamente per 2 mesi e 20 giorni e per 1 anno, 8 mesi e 20 giorni. Anche nel terzo caso chiese il patteggiamento, ma il Tribunale respinse la richiesta considerando la pena troppo bassa. Il processo non si concluse per la sopravvenuta prescrizione.

“Mi sta chiedendo se sono disonesto?”, risponde Piero Longo, senatore PdL e avvocato di Berlusconi a Iovene che lo incalza, spiegando poi che “un condannato in primo grado non esiste, si può parlare di condanna solo quando è definitiva”. Ma è già arrivato il racconto di Salvatore Cuffaro, andato in carcere, e Marcello Dell’Utri, che invece è ancora lì come Ciarrapico, che ha condanne per ricettazione e finanziamento illecito. Citati anche Serafini e Gallioto.

LE COMMISSIONI E VIZZINI – Poi ci sono le commissioni. Nella Affari Costituzionali il presidente è Carlo Vizzini, indagato per favoreggiamento alla mafia: “Io preferirei morire che farlo”, dice il senatore, con condanna in primo grado e reato prescritto al processo Enimont. Se viene rinviato a giudizio? “Abbandonerò la vita politica”. Il senatore rivela di essere stato minacciato dalla mafia almeno una trentina di volte. Iovene elenca tutti i presidenti di Commissione indagati, e Vizzini racconta che il codice etico non fu approvato dai partiti. “E’ una campagna di delegittimazione delle istituzioni”, spiega Mariastella Gelmini. “Ci vogliono le regole al momento di fare le liste”, dice Franco Frattini.

‘O FAMO STRANO – Si racconta del senatore Strano, mangiatore di mortadella e attualmente indagato. Marco Follini spiega la situazione giudiziaria di Lusi. L’onorevole Paniz si spende nel suo intervento in difesa appassionata di Alfonso Papa, e poi sempre di Paniz si fa ascoltare il famoso discorso in cui afferma che Berlusconi pensa che Ruby sia la nipote di Mubarak (un classico, ormai).

Da Paniz si passa a Cosentino, il cui arresto è stato due volte votato con esiti negativi. Renato Natale, consigliere comunale di Casal di Principe, racconta del malaffare nel comune. Il giro del servizio nel Comune è un flop, per un politico: nessuna delle persone che si trovano in strada dice di conoscerlo. Cosentino ha scelto i candidati campani del PdL, dice Iovene. C’è poi il deputato Landolfi: “Sono accusato di concorso in corruzione, concorso in truffa, favoreggiamento”. Landolfi racconta la sua vicenda difendendosi nel merito della discussione, e poi attacca i magistrati. Spiega Report: “Le aziende della famiglia Cosentino non avevano ottenuto la certificazione antimafia, poi è stato cambiato il prefetto”. Arriva la domanda sulla ricandidatura: “Devo decidere con il mio partito, ritengo una persona degna di espormi e ricevere il consenso dei cittadini, io non mi precludo alcuna strada”, spiega Landolfi.

LA QUESTIONE POLITICA – Maurizio Turco, deputato radicale, racconta dello scandalo sanità che ha coinvolto gli Angelucci, visto che Antonio Angelucci è deputato. C’è Roberto Speciale, condannato per abuso d’ufficio a causa della famosa storia delle spigole fatte portare da un aereo militare “che mi doveva venire a prendere”, dice lui. E poi si raccontano i 250 voli abusivi: “Io ero tra le 12 personalità da seguire a vista”, risponde lui. “Me ne sono andato io”. Chi le ha proposto di candidarsi? “Berlusconi. Ma sono sempre presente, ho il 98% delle presenze”. Tocca ad Aldo Brancher, condannato in via definitiva per associazione indebita o ricettazione, costretto a dimettersi da ministro per la storia del legittimo impedimento sollevato in un processo. “Io ero talmente sicuro di essere assolto, sa?”. Però poi è stato condannato: “Sì, e sono molto amareggiato. Come mai il mio caso è stato risolto in 11 mesi? Hanno voluto fare presto. Sono stato condannato per aver ricevuto, secondo Fiorani, 200mila euro nel 2001. Ma lo sa che non esisteva l’euro nel 2001?”.

RENATO FARINA – Arriva il clou della serata: Renato Farina, condannato in primo grado per falso in atto pubblico e ha patteggiato una pena per favoreggiamento nel sequestro di Abu Omar, recita Iovene. “Essere accusato di aver aiutato i servizi del nostro paese? Per me non è ignobile. L’ho fatto, ho pagato, ma secondo me è ingiusto”. Farina ha preparato falsi dossier. Ultimamente ha presentato come suo collaboratore un conoscente di Lele Mora per farglielo incontrare in carcere. “Forse sono false le accuse e le sue domande”, risponde Farina. “E’ un patteggiamento, non è condanna”, aggiunge. “L’artefice di tutto è stato Vittorio Feltri, che ha spinto Berlusconi a mettermi in lista”, chiosa – l’intervista è stata registrata prima dello scoppio del caso Sallusti, c’è da ricordarlo. “Sono stato tentato di rendere esecutiva la sentenza facendomi mettere dentro, poi Feltri mi ha detto: ‘Sei un idiota, il giorno dopo dicono tutti ‘uno di meno””. Pensa di ricandidarsi? “Certo”.

IL DECRETO CORRUZIONE – Prosegue la lista degli indagati, poi si passa alla discussione del decreto corruzione. Nel sito internet la presentazione aggiunge questi concetti:

Sono 13 anni che il Consiglio d’Europa chiede invano all’Italia di recepire e ratificare la Convenzione Civile e Penale di Strasburgo sulla corruzione. Secondo la Corte dei Conti, il costo della corruzione per il nostro Paese è di 60 miliardi l’anno. Una cifra impressionante, ma ci siamo mossi solo dopo l’ennesimo scandalo sui finanziamenti per la ricostruzione post terremoto de L’Aquila, quello che ha coinvolto la famigerata cricca, perché nelle Commissioni del Parlamento si discutesse per la prima volta un disegno di legge contro la corruzione nella PA.
Un cammino faticoso che dovrà fare i conti con i fantasmi di Tangentopoli che si aggirano ancora tra gli scranni e con la diffidenza verso la magistratura che rischia di ostacolare una legge che in un paese normale si approverebbe senza pensarci troppo con voto unanime. Ma il nostro Parlamento, per come è composto, è in grado di approvare una legge che consenta una lotta seria alla corruzione nella Pubblica Amministrazione, visto che molti dovranno in sostanza decidere sulla propria sorte? Tra Deputati e Senatori a oggi si conta un numero rilevante di indagati e condannati per reati contro la Pubblica Amministrazione, corruzione, concussione, appropriazione indebita, bancarotta fraudolenta, finanziamento illecito, associazione per delinquere e favoreggiamento alla mafia. Per molti, si è toccato il punto più basso della storia della Repubblica. Dal 1994 ad oggi solo la Giunta delle Autorizzazioni della Camera ha analizzato 500 casi di procedimenti giudiziari. Solo nell’ultima legislatura per la prima volta un Deputato e un Senatore sono finiti in carcere per reati non di sangue.

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