SORRIDI, SEI SU CANDID CAMERA!

Mussolini_cinema

Non avrete pensato mica che la realtà, intorno a voi, è reale. Avrete notato che molti sono i paradossi, e che ci scappa da ridere se proviamo a pensare che stiamo vivendo un copione che altri hanno scelto e che ci chiedono – a nostra insaputa – di interpretare. Capitava alle vittime delle candid camera o degli scherzi malefici di autori televisivi, ma mai potremmo accettare che qualcuno, dall’alto di una regia, possa pilotarci sul solco delle sue esigenze (laboratoriali). Illuminanti sono stati film come ‘Nirvana’ o ‘The Truman show’, ricordate? Chi sceglieva di dare voce e in quale momento?

La settimana scorsa, un evento laboratoriale ha sollecitato le riflessioni dei presenti sottopostisi all’esperimento: un’indagine per immagini sul tema della falsità. Indotta o voluta, ipocrisia o malvagità, la discussione scaturiva dalla proiezione delle scene (selezionate) di film storici. Film precursori dell’immagine dello stato d’animo umano: da Alberto Sordi a Christofer Lambert a Diego Abatantuono, giusto per citarne alcuni, in alcune delle pellicole storiche del genere: da ‘Nirvana’ appunto, a ‘La grande guerra’ a I sequestrati di Altona’ a ‘Il mio nome è nessuno’ a ‘Finché c’è guerra c’è speranza’. ‘Casualmente’ tutti film del dopoguerra, fatta eccezione per Nirvana, che cade durante il conflitto mediorientale. Pellicole emblema di una coscienza che sta maturando dopo una grande guerra, preceduta da eventi o vicende peculiari. Vediamo.

“La cinematografia è l’arma più potente”. Arriva ovunque, chiunque trascorre volentieri una serata davanti al grande schermo. Esistono, del resto, passerelle mondiali dove vengono lanciati i titoli, le regie, le sceneggiature. Chi fu il primo a piazzare l’etichetta di ‘arma potente’ al cinema? Sotto un’immagine del Duce alla macchina da presa, nella scenografia allestita per la posa della prima pietra della nuova sede di un istituto, campeggiava proprio quella frase. Mass media e potere. Il potere della persuasione. La cifra della corruzione intellettuale.

Il Fascismo è stato il periodo in cui si è fatto un uso spasmodico di ‘comunicazione’: l’arte, l’architettura, il giornalismo, le politiche sociali, le forze dell’ordine e via dicendo risentono dell’etichetta mussoliniana. Fu il primo ad apporne. Il resto è noia. La sua furbizia pioneristica arrivò dove oggi si fa fatica: anticipare ed etichettare.

La politica tende a etichettare. Ovvietà. L’etichetta solitamente riporta una descrizione. O un prezzo. Chi legge e chi compra è schiavo del regime a prescindere: non si può fare a meno di leggere, forse di comprare sì. Ma a quale prezzo?

Ecco l’astuzia, o la bravura nella manipolazione della percezione. Pensare non è un atto propriamente libero..

Leggere cambia la vita.

[Marilena Rodi su un settimanale locale]

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