Aut Caesar aut nihil (O imperatore o niente)

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Lo spunto stavolta me lo dà un uomo di sinistra, liberale certo, ma sempre di sinistra, “Oggi morto” alla politica, come si è detto lui stesso: “Il cuore non batte più”.

Antonio Polito, editorialista del Corriere della sera, in settimana è passato da Bari e si è intrattenuto con uomini e donne di destra. La Destra, per essere precisi. L’occasione l’ha offerta la Fondazione Tatarella, ma l’obiettivo era quello di aprire una discussione per tentare una pacificazione a destra e una possibile ricostruzione dopo l’uragano Berlusconi. Perché sì, è sempre lui l’elemento di rottura. Lui ha rotto l’equilibrio nel 1994, lui ha dato il via all’alternanza bipolare nel 2001. E questo è emerso anche nella disamina della sala consiliare del Comune di Bari, l’altra sera, in cui attorno a un tavolo c’erano anche Marmo, Saccomanno e l’altro Tatarella. Ma cos’è che tiene in vita Berlusconi?

Noi che ne parliamo, reagirà qualche pseudo puritano dal pensiero sinistro.

Dal nostro bisogno di eccesso, dico io.

L’uomo nasce e vive dentro uno steccato di regole, modi di fare, etichette, confini che delimitano uno spazio necessariamente comune all’interno del quale convivere. Sicché l’uomo ha dovuto imparare la condivisione e crearsi delle convenzioni: un linguaggio comune da usare negli spazi da spartire. Gli spazi delimitati hanno dato vita alle regole, che sono confini spaziali ma anche mentali, e che sono norme. All’interno della norma l’uomo ha dovuto adeguarsi alle barriere di questa, diventando normale. Attuando la normalità: esercitandola per sopravvivere. Tutto ciò che sconfina, che va oltre il limite è l’eccezione: l’eccesso, l’abbondanza, la smisuratezza. Del resto si dice che l’eccezione conferma la regola, no?

E dunque, tornando alla norma. L’uomo ha bisogno di norme per vivere ma anela l’eccezione. Ogni giorno – per dare equilibrio alla sua normalità – deve eccedere. Per autoassolversi: guarda all’eccesso per non riconoscersi banale, o ‘normale’.

L’uomo della normalità è anche quello della banalità, privo su estro e trasgressione, quello che mai-superare-i-limiti-della-decenza. Quello che non attrae, che non affascina, che non illumina: quello che ha bisogno della luce per guardare i suoi passi. La luce viene dal sole, e il sole è l’astro più luminoso che brilla di luce propria, e attraverso il quale l’uomo tende a girarsi. Senza il sole non avrebbe luce e senza luce brancolerebbe nel buio.

Chi è oggi il sole per l’uomo? Il Re Sole? Ecco, guardando il sole ci si lascia accarezzare dalla luce o bruciare dai raggi. Due facce della stessa medaglia.

Cosa c’è di così eccezionale nel sole? Lui è.

Così Berlusconi. Lui è. Lui è in grado di eccedere perché è eccessivo. Lui è perché è in grado di brillare di luce propria (ma gli altri sono gli specchi, attenzione)..

Lui rappresenta ciò che eccede la comprensione umana. Lui è quello che in 20 anni ha fatto fuori (o divorato) i suoi nemici e i suoi partner. Lui è ciò che eccede dalla norma(lità).

Non si può mettere nella norma(lità).

E gli altri, gli essere normo-dotati sono ‘rapiti’ dall’eccesso.

Siamo un popolo che soffre della Sindrome di Stoccolma. Ci innamoriamo del nostro carceriere. È dentro di noi amare ciò che ci offende e ci angustia e ci reprime. Quello è il nostro alter ego: l’identità precisa di un uomo eccessivo rappresenta il nostro bersaglio sul quale scaricare frustrazioni. E ci autoassolviamo.

Fino a quando non ci risveglieremo.

Se solo guardassimo alla luna..

Il raggio di sole riscalda il cuore o brucia la ragione.

[Marilena Rodi su settimanale locale del 18 maggio 2013]

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