‘NEMO PROPHETA IN PATRIA’

vignetta-stainoFu Gesù a pronunciare questa frase: «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria e in casa sua» [Matteo 13:57]. Figuriamoci se chiunque altro possa trovare dimora onorifica tra parenti (mezzi serpenti) o in mezzo ai leoni, come le gabbie sociali.

Nessun polpettone, tranquilli. Non sono in vena di sermoni.

Piuttosto prendo atto, e me ne compiaccio, di quanto Casamassima – nonostante tutto – abbia voglia di slancio culturale, fame di pensieri e nuove idee, oltre che di soldi in tasca o di un tetto sulla testa. La pressione mentale cui siamo sottoposti non è poca cosa, se consideriamo che il nostro era un villaggio, oggi più o meno dormitorio, e che ansima, si contorce nelle difficoltà economiche: non scordiamo che il reddito pro-capite è crollato negli ultimi 10 anni in special modo. Nonostante tutto – nonostante un’offerta culturale un po’ ‘come-viene’, senza programmazione e senza file rouge – i casamassimesi guardano al futuro con ottimismo. Beati loro. Beati voi.

Io, invece, vi confesserò che in fondo fare un altro giro nel mondo non è la cosa meno sensata che possa venire in mente. In fondo finché abbiamo forza nelle braccia e camminiamo senza stampelle, se qualcosa valiamo, se qualcosa abbiamo costruito dal nulla, se qualcosa.. qualcosa sappiamo fare.. qui o altrove.. It’s the same, è lo stesso.

Lo scrissi una volta, non tanto tempo addietro. Tanti anni fa mi colpì un racconto di Leo Buscaglia (1924-1998), un docente della University of Southern California, che scriveva che nel mezzo di una tempesta un cittadino americano (abituato alle tempeste, alle alluvioni, agli uragani, quindi alla mobilità, alla precarietà..) esclama: “Ho sempre me stesso dal quale ricominciare”.

Ecco, la storia in fondo non ci racconta nulla di diverso. Antonio Meucci, per esempio, l’inventore del telefono, ebbe un’intuizione che non fu finanziata perché i politici non capirono la sua genialità, e lui era povero per farlo da sé. Ha ‘dovuto attendere’ un secolo e mezzo prima che gli fosse riconosciuto quello che un americano (manco a farlo apposta) gli aveva sfilato sotto il naso.

Poi non occorre la palla di cristallo per leggere l’Italia inchiodata al palo della teatralità ideologica e piegata sul ricordo di se stessa; non occorre un veggente per capire che sarà un’altra estate di fuoco per il mondo economico e finanziario; non occorre chiamarsi Medusa per osservare e congelarsi di fronte alla vacuità morale e gli abissi culturali, sociali e politici. Quello che non cambia è la rotta verso lo sfasciacarrozze. Quello di cui si pregna la nostra pelle è il lezzo maleodorante di questa normalità scenica dell’indifferenza verso la perversione sociale: ma insomma, vi sembra norma-le adeguarsi alla scorrettezza di qualunque tipo essa sia?

Ma insomma, vi pare norma-le che le forze intellettuali siano macellate e sacrificate sull’altare degli accordi pestando sotto i piedi le competenze e i curricula dei decenti? Se avete ancora voglia di fare gossip ho qualche cosa da raccontarvi.

Un viaggio tutto sommato di sola andata..

[Marilena Rodi su settimanale locale del 26 maggio 2013]

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