CARCERI: FUORI, MA PER LAVORARE

giustizia

Proveremo a fare un ragionamento di buon senso: e se indulto e amnistia non servissero a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri? Dobbiamo dare risposte all’Europa, certo, come sempre, ha ragione Napolitano. Pena multa salata (l’Unione europea – ricordiamo – ha messo in mora l’Italia con la sentenza del 28 maggio scorso e ci potrebbe addirittura toccare di pagare danni per 100mila euro a ciascun detenuto che facesse ricorso per la condizione disumana nella quale versa in prigione). Il danno e la beffa. Ma se la misura che il presidente della Repubblica propone non fosse la soluzione? L’amnistia estingue il reato e, di conseguenza, fa cessare l’esecuzione della pena. Sicché lo stato rinuncia a perseguire il crimine ed è come se il reato non fosse mai stato commesso, in sostanza. Mentre l’indulto è il condono della pena senza estinzione del reato. Si tratta di un atto di clemenza. Entrambi hanno valore esclusivamente retroattivo, ma spetta al Parlamento la loro approvazione con la maggioranza dei due terzi di ciascuna camera.

Fatte le premesse ‘tecniche’ passiamo alle considerazioni di carattere politico. Matteo Renzi (ma pure Gustavo Zagrebelsky) – secondo qualcuno (i governisti) – avrebbero strumentalizzato le dichiarazioni per meriti meramente elettorali. Però, noi che eravamo al centro congressi, sabato scorso durante l’apertura della campagna di Renzi in corsa per la segreteria del Partito democratico, abbiamo anche raccolto pareri e considerazioni, riflessioni e reazioni a caldo. Non ci è sembrato che si sia levato uno scudo contro il sindaco di Firenze, sulla questione. Onestamente, invece, ci pare di aver colto mugugni, quelli sì, ma perché il fiorentino ha battuto tutti sul tempo e ha evocato i valori della legalità spiazzando i gotha della sinistra. Perepé!, con tanto di linguaccia. “Che racconteremo – era stato l’affondo del sindaco – ai bambini ai quali insegniamo il rispetto della giustizia se ogni 6-7 anni tiriamo fuori gente dalle carceri?”.

Ora, Matteo Renzi a parte, una riflessione si impone, e va tutta nella direzione del problem solving: una soluzione s’ha da trovare. Idea balzana quella di tirarli fuori per impiegarli in lavori utili alla collettività? Che siano sociali poco importa, molteplici potrebbero essere le applicazioni alternative della pena. Queste persone che scontano la punizione in carcere ci hanno già privato di qualcosa quando erano fuori, poi, una volta dietro le sbarre, vivono in condizione di privazione, certo, ma a spese della collettività. Il danno e la beffa. Di nuovo. E allora possiamo immaginare il recupero dei detenuti che passi per la riabilitazione culturale e per quella sociale ed economica? Istruzione e lavoro rendono dignità a un uomo, è la Costituzione che lo sancisce, applichiamola, no?

I detenuti vanno sfamati, coricati, intrattenuti: diamo loro l’opportunità di guadagnarselo.

Lo stato potrebbe conservare un luogo sorvegliato per farli coricare, ma durante la giornata potrebbero studiare e lavorare. Esistono aree del nostro paese che occorrono di manutenzione, pulizia, sorveglianza speciale: perché non provare a responsabilizzare queste persone? Si potrebbe cominciare dai destinatari di amnistia o indulto: se possono ricevere la grazia possono anche ricevere incarichi.

Negli Stati Uniti e in Inghilterra è partita una sperimentazione: il lavoro svuota le carceri. In Gran Bretagna 3mila detenuti, nel 2014, saranno interessati da un programma di reinserimento e il loro lavoro sarà finanziato con 5milioni di sterline da 17 investitori privati (costoro incasseranno un rendimento annuo del 13% per 8 anni pagato dal Ministero della giustizia inglese con una quota dei soldi di una lotteria nazionale). Una roba simile accadrà anche negli States, dove scende in campo Glodman Sachs con 9,6milioni di dollari per un progetto riabilitativo di lavoro e studio, appunto. Se la recidiva dei detenuti scende del 10% il gruppo guadagnerà 2,1milioni di dollari di interessi pagati dal governo americano.

Fantascienza? No, buon senso. Appunto.

[Marilena Rodi su un settimanale locale del 19 ottobre 2013]

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