Doppio binario

racconto mari bisLo aveva cercato come si fa delle sigarette mettendo la mano nella borsa, quasi distrattamente, ma in maniera meccanica. Si voltò e altrettanto distrattamente – presa ancora dalla sonnolenza – si guardò intorno. Un profumo di fiori – gigli bianchi era la sensazione – pervase la stanza. Si accigliò, si stropicciò gli occhi, si sollevò per osservare. Aveva bisogno di connettere l’olfatto alla vista.

“Alla mia dolce musa che tutto ha cambiato nella mia vita. Un sorriso nel mare di lacrime, una carezza nell’oceano di tormento, un bacio nel cosmo dell’indifferenza. Ti amo”.

In effetti c’era qualcosa. Quel bigliettino inaugurava una giornata speciale. Presa com’era dall’ultima produzione fotografica aveva quasi rischiato di dimenticare il giorno del suo anniversario. “Pronto, sì, buongiorno. Mi prenoti un tavolo per due in terrazza per stasera: pesce e un ottimo rosato, mi raccomando”. Rimediò velocemente alla dimenticanza afferrando il cellulare dal comodino, prima ancora di materializzarsi nella realtà. “Come ho fatto a scordare!? Dio, che paura”, esclamò.

Erano passati 10 anni da quando aveva scelto di vivere con quell’uomo, così cupo quando lo aveva conosciuto, così estraneo al suo mondo, così solitario. Una persona con esigenze completamente differenti dalle sue. Un uomo di legge, sì, ma così schivo e per niente avvezzo alle folle, o alle occasioni mondane. Squillò il telefono e lei guardò il nome sul display. “Buongiorno amore – fece lui – ho atteso il tuo risveglio. Sono uscito prestissimo questa mattina, ho fatto un’oretta di jogging sulla spiaggia, e sono scappato in aula”. Non aveva resistito e l’aveva chiamata. “Tesoro non si dice auguri, ma grazie! I gigli sono straordinari!”. “Ah, i gigli..”, le fece eco. “Anche le dolcissime poche parole che hai speso, per la verità”. Restò in silenzio e meditò se confessare di aver prenotato la cena al suo ristorante preferito o se optare per una seratina a sorpresa. “Torna presto, sto preparando una serata speciale”, decise infine, e riattaccò.

La vita di lui era stata costellata di rinunce, non si era mai legato ad alcuna donna in pianta stabile, non aveva potuto. Era la prima volta che una relazione durasse così a lungo. Il suo lavoro non gli permetteva vincoli e non gli concedeva pause. Quel giorno, però, era stato impulsivo. La sera tornò a casa, ma Linda non c’era più. Un biglietto sul divano del salone, una macchia di sangue sul cuscino. “Torna a casa, non è più tempo di pause Carlo”.

Marilena Rodi

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