La confessione della ‘donna alla pari’

mimoseE no. Non ne farò un editoriale da pubblicare sulla testata giornalistica che io stessa ho contribuito a creare. Ne farò un grido isolato, personale, irriverente, prezzolato dal mio essere donna e anche uomo. Chi ha raccontato al mondo la fesseria che il femminismo abbia conquistato le vette della parità ha pensato bene di mettere un’etichetta a un passaggio storico simbolico, una conquista di diritti civili, un risveglio delle coscienze che hanno prodotto (sì, leggi bene, prodotto, come quelli in scatola) una scheda elettorale o un paio di pantaloni da sartoria. Sì, c’è stata una triangolazione metafisica che ha permesso alle donne l’emancipazione (e non di emanciparsi), ma serviva a giustificare il sangue versato in mezzo alle strade e nelle aziende.

“Vorrei essere più donna”, ha gridato una donna. Una di quelle che per lavoro sta molte ore al giorno in mezzo alle donne. “Più donna?”. Sì, più donna. Perché una donna sa stare con un uomo. Mentre lei è alla pari. Apriti cielo. I commenti si potrebbero sprecare, ma solo menti femminili raffinate – e anche un po’ canute – potrebbero davvero comprendere il messaggio appieno. Ti scoppia un colpo nel cuore, ti fa male lo stomaco, vorresti gridare l’inferno mentre componi nella tua mente, chiaro, il puzzle sotto quel titolo. “Vorrei essere più donna”. E subito ci vedi sotto la sperequazione. Il travaglio del parto, lo sguardo perso mentre pensi che no, non sarai mai capita per quello che hai fatto per lui, l’influenza che nonostante l’influenza ti alzi a preparare da mangiare, i ricoveri in ospedale in solitudine, le passeggiate solitarie perché forse non si è accorto nemmeno che hai cambiato pettinatura o colore delle lenti, le levatacce – o le notti in bianco – per la casa che lo deve accogliere, le poppate al pargolo mentre poggi il capo su di lui addormentandoti. E chissà quali altre ‘doti’ che la donna tira fuori senza nemmeno sapere di avere. La donna vive 3-4-5 vite insieme. La sesta vita è quella alla pari. Ma quella se la deve risparmiare. Perché è quando affronta l’uomo guardandolo dritto negli occhi che di colpo non è più donna. È troppo pari.

Che ti resta? Il capo canuto. Quello che risolve nel silenzio lo stillicidio dell’impulsività e la molla della pretesa di essere affrontata ad armi pari. No, dimentica di essere anche un uomo, amica mia. Perché poi resti incantata dal suo tocco gentile mentre accompagna la portiera che ti ha aperto. Se vuoi che lui faccia strada al ristorante, tanto per dire la cosa più ovvia ma che racchiude tutto l’universo della ‘galanteria’, devi lasciar andare la velleità di mostrarti alla sua altezza.

Tanto lo potrai essere tutte le volte del mondo che vuoi. Mentre persino appenderai una tenda tutta da sola usando il trapano, o andrai a fare la spesa mentre al telefono risolverai questioni professionali, oppure cambierai una gomma mentre lui è al lavoro. Lo sai bene amica mia che lo farai. Lo hai già fatto. Il mondo va così da decenni. La nostra cultura si tinge di maschilismo, però il potere dei cerchi magici matriarcali ancora resiste. Tu, donna, devi solo saperlo.

Poi un giorno ricevi una mimosa-orchidea da chi per anni ha ignorato il rito dell’8 marzo. L’avevi affrontato talmente tante volte a muso duro che a un certo punto avevi smesso..

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