Baby prostituzione a Bari. Nel casolare degli orrori dove ci sono le vedette

La Punto azzurra, ferma sul cavalcavia dietro la chioma di un cespuglio, domina dall’alto lo stadio San Nicola e i parcheggi assolati. L’uomo solo, all’interno, osserva. Guarda le auto che si scambiano posizioni, ronzando sulle stradine come mosconi diligenti. Chi pensa che a Bari la prostituzione sia affare notturno e affidato alla libera iniziativa, dovrebbe farsi un giro da quelle parti. A qualsiasi ora. Perché in quel cerchio di varia umanità che circonda lo stadio, nel grande spazio che divide l’anello del calcio dalle numerose strade di accesso, si muovono interessi criminali tutti baresi.

Ore 12, sole alto e niente zone buie: alle spalle dello stadio, proprio di fronte all’ingresso della curva sud, sul ciglio della strada si dirama un tratturo con gli alberi alti che conduce a un casolare. È piuttosto una masseria fortificata, da decenni trasformata in luogo di aberrazione: corridoi che si aprono su una grande stanza, simulacro di molte vite fa e che oggi ospita incontri sessuali e tossicodipendenti disperati.

Non è cosa da tutti accedervi, nonostante lo stato di abbandono la renda potenzialmente disponibile a chiunque vada in cerca di un abbozzo di privacy. All’esterno, lungo la “tangenziale” che costeggia i parcheggi, due auto si danno il cambio nel volteggiare intorno ai visitatori, agli estranei, a quelli che non sono lì per un buon motivo. C’è un uomo robusto in un fuori strada e un altro, viso da professionista, che guida un’utilitaria.

Passano, ripassano, superano, rallentano, si fermano più avanti e accendono i fari posteriori: uno davanti e l’altro alle spalle. Non è un segnale né un approccio, ma l’evidente esercizio del controllo, in una zona tutt’altro che franca. Sono le vedette, le sentinelle del casolare, quelli che decidono se ci puoi entrare e quanto ti costerà.
«Ma come, non lo sapete? – si scandalizza un uomo, che quel pezzo di città lo conosce molto bene per averlo frequentato – Questa è zona loro, mica ci potete girare liberamente. Se volete appartarvi fuori, va bene, ma se c’è un quasiasi guadagno, dovete pagare a loro». Che la prostituzione fosse affare gestito da organizzazioni criminali, ovunque venga esercitata, non è una novità. E non fa differenza se a vendere il proprio corpo sia una donna nigeriana, un bambino rom o un transessuale biondo con il rossetto rosso. In assenza totale di forze dell’ordine, in quella porzione di territorio a pochi chilometri in linea d’aria dal quartiere d’elite, Poggiofranco, la criminalità barese fa quel che gli riesce meglio: controllare il territorio, riscuotendo lauti guadagni, forme di estorsione incontrollata.
Stadio San Nicola, dove i fari potenti si accendono ogni due settimane e i parcheggi si riempiono, per la partita del Bari. Dove fino a qualche giorno fa si accampavano famiglie di rom, bosniaci e romeni. Dove oggi, all’indomani del servizio trasmesso da Le Iene su diversi casi di prostituzione minorile, di baracche e bambini non c’è più traccia e l’unico camper che sosta nello spiazzo laterale si allontana all’arrivo di alcuni consigliere comunali dell’opposizione, armati di macchina fotografica. Dove, tornato il silenzio, sono tornate le auto a incrociarsi e a scambiarsi sguardi interrogativi.
Un carosello di domanda e offerta, nemmeno troppo celato quando si palesa nei corpi di due giovani nigeriane, sedute lungo il viale. Un enorme camion con rimorchio cammina lentamente e si ferma in una piazzola. L’autista prende tempo, gioca col telefono e poi sceglie la sua donna a pagamento. È ora di pranzo, ed un’altra mangia da una pentola poggiata sulle gambe nude. Un paio di chilometri più avanti, in direzione di Modugno, c’è il “Lovely Park”: così recita il cartello colorato che, se guidi piano, lo vedi dalla strada. Il “Parco dell’amore”, nato nel 2011 su idea di un imprenditore barese, scoperto abusivo e chiuso dalla Procura poco dopo, dovrebbe essere un parcheggio a pagamento, un garage come tanti. Ma, come lo stesso servizio televisivo ha reso evidente, ha continuato a offrire le comodità per cui era stato concepito: saracinesche che si richiudono al passare dell’auto, distributori automatici e privacy garantita, al costo di 3 euro. Ieri mattina però, i servizi sono stati interrotti: una fila di birilli impediva l’accesso alle auto e un dipendente della struttura era pronto ad allontanare i curiosi. All’indomani dello scandalo, delle immagini trasmesse dalla trasmissione televisiva, anche nei Palazzi istituzionali è tempo di bilanci, è il momento di fare il punto, ritrovare carte, aprire fascicoli. Quello alla Procura ordinaria, avviato nei giorni scorsi dal sostituto procuratore Marcello Quercia con l’ipotesi di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione minorile, e affidato per le indagini ai carabinieri della Compagnia San Paolo. Quello coordinato, già da alcuni mesi, dalla pm Simona Filoni, i cui esiti investigativi non hanno tuttavia consentito di individuare responsabilità. Nel pomeriggio di ieri, anche il procuratore presso il tribunale per i minorenni, Ferruccio De Salvatore, ha tenuto una riunione alla quale hanno partecipato rappresetanti della polizia municipale, dell’Ufficio immigrazione del Comune di Bari e della Procura. È stato fatto il punto sui provvedimenti di allontanamento di alcuni bambini dai campi rom, adottati nei mesi scorsi.
«È una vergogna che ci siano orchi balordi che cercano le prestazioni di questi bambini. Da oltre un mese – ha commentato il sindaco di Bari e presidente dell’Anci, Antonio Decaro – la Polizia municipale con i servizi sociali ha allontanato i primi bambini dalla strada e dalle famiglie che probabilmente li sfruttavano. Stiamo cercando di prenderci cura di loro, facendo il possibile per allontanarli da tutta questa crudeltà. È devastante, se fosse vero che ci sono famiglie che li sfruttano e sono consenzienti».
Sulla vicenda è intervenuta anche la Garante dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza della Regione Puglia, Rosy Paparella. «Scriverò alla prefettura di Bari – ha detto – per convocare un incontro il più possibile ampio, per trovare soluzioni utili a prevenire situazioni di tale degrado. Un confronto tra uomini e donne, capaci di difendere la parte più vulnerabile della nostra società: i nostri figli, da qualsiasi parte essi provengano».
[Mara Chiarelli su Repubblica-Bari del 21 marzo 217]

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