Il mostro dentro

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“Finché stai bene non ti accorgi che esiste il malessere. Sei protagonista della tua vita, sei sempre in mezzo alla gente, ricercatissimo, tenuto in debita considerazione da tutti, e soprattutto dispensi soluzioni a destra e sinistra.

Poi un giorno tutto cambia.

Incontri qualcuno che cambia la tua vita. Lo ascolti, ti lasci accompagnare su sentieri nuovi e cominci a fare rinunce. Sperimenti – come si dice – la leggerezza dello spirito. Cominci a credere che esista davvero qualcuno, lassù.
Intanto le rinunce continuano, la vita scivola via tra le mani.. e un giorno ti trovi da solo a guardare in faccia la realtà. Sei solo. Tu e le tue paure che bussano alla porta.
C’è stato il tempo per assistere, ora viene il tempo di chiedere aiuto. Ma la cosa più buffa (diciamo così) è che ti convinci talmente tanto di avere bisogno di aiuto, che a un certo punto lo pretendi. Cioè, pretendi che gli altri si accorgano della tua sofferenza, che ti sommergano di telefonate, di visite, di sms, di chat e di uozzap, che conti i minuti che passano tra un contatto e l’altro.
Follia.
Entri in un circolo vizioso impressionante.
Rincorri l’idea che gli altri ti debbano (attenzione: non che ti possano) chiamare, cercare, coccolare. Ascoltare.
Perché, signori, in fondo, questo è l’uomo, miserevole nella sua condizione: ha bisogno di ascolto. Ha bisogno di sentirsi sempre al centro dell’attenzione.

Poi se quelle attenzioni non arrivano apriti cielo.
Il mondo e gli amici sono brutti e cattivi. Non ti capiscono, non sentono da lontano il tuo grido, vivono le loro vite lontano da te, dai tuoi urli interiori. Loro non sono amici. Tu c’eri per loro. Loro no. E così il vizioso circolo del vittimismo a prescindere comincia a divorarti come un mostro che nasce nel tuo seno. I pensieri ti bombardano e prendono il sopravvento. “Nessuno mi capisce. Nessuno capisce il mio dolore. Nessuno mi vuole bene”. E intanto il mostro se la ride. Si fa beffa di te.. ogni tanto nel silenzio viene a trovarti, ti guarda in faccia e si compiace della creatura che sta plasmando. In fondo è bastato poco.. è bastato dirti che sei una nullità, che non vali nulla per gli altri, che la tua vita è un fallimento. E’ bastato calcare la mano sulla solitudine in cui sei oggi per spazzare via la ricchezza possibile di domani.

La depressione.
Che brutto mostro.
Ti riempie la testa di fesserie. Ti convince che non esiste via d’uscita.

E la supponenza.
Che brutta attitudine.
Ti fa sentire l’unico uomo sulla faccia della terra. Ti convince che hai diritto di essere al centro delle attenzioni senza preoccuparti di comprendere che tu stai bene sotto il Cielo. Che non ti manca niente.

L’orgoglio.
Che brutta nota caratteriale.
Ti fa pensare – convincendoti – che hai sempre ragione. E che se oggi ti senti solo, hai diritto di essere in compagnia.

Ma esiste la mansuetudine.
Quella attitudine dolce del cuore che piano piano ti mostra i tuoi limiti, la radice delle tue insoddisfazioni, la quadratura sbagliata del tuo modo di pensare e di vedere il mondo..
Beati coloro che se ne accorgono in tempo”.

-Poiché Tu ci hai messi alla prova, ci hai passati al crogiuolo come l’argento. Ci hai fatti cadere nella rete, hai posto un grave peso ai nostri fianchi. Hai fatto cavalcare uomini sul nostro capo; siamo passati attraverso il fuoco e l’acqua, ma poi ci hai tratti fuori in un luogo di refrigerio- Sl 66:10-12

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