Trani ebraica il tesoro svelato fra sinagoghe e antiche vie

C’è un antico cuore ebraico nel centro storico di Trani. All’ombra del campanile di Nicolaus un dedalo di stradine introduce alla Giudecca, il quartiere che sin dal Medioevo era abitato da una fiorente comunità di ebrei. Via Cambio, via la Giudea, via Sinagoga, via Scola Nova sono toponimi ancora vivi che delimitano un’area nella quale sopravvivono non solo riferimenti della storia, ma anche importanti monumenti della tradizione e della cultura ebraica.

Parliamo soprattutto delle due sinagoghe, la Maggiore (oggi Sant’Anna) e Schola Nova (oggi Santa Maria Nova). Due edifici realizzati nel XIII secolo, eccezionali testimonianze superstiti della comunità ebraica anche se poi, nel corso del tempo, sono state “cristianizzate”. Della sinagoga Maggiore di Sant’Anna sappiamo anche la data di fondazione, il 1247, grazie ad un’epigrafe in caratteri ebraici che riporta la data del 5007 dalla creazione del mondo, secondo la Bibbia. L’impianto costruttivo di questo edificio è dominato da un’alta cupola che si eleva su un tamburo ottagonale e si imposta sui pilastri del corpo centrale. È una costruzionemonumentale e visitarla significa compiere un bel salto non soltanto nel passato, ma anche in una tradizione culturale e religiosa dal grande fascino.
Questo grazie anche ai recenti restauri e all’allestimento museale, non ridondante ma comunque efficace, presente all’interno dell’edificio e curato da un attento studioso della cultura e tradizione ebraica come Cesare Colafemmina, recentemente scomparso. I pannelli traducono le vicende della Sinagoga Maggiore, ma anche dell’intera comunità ebraica pugliese e tranese in particolare.
A partire dalle note di Beniamino da Tudela, un viaggiatore ebreo, che, nel giro di dieci anni tra il 1156 ed il 1166, attraversò l’Europa e l’Asia.Quando fece tappa a Trani annotò come qui vi fosse una importante comunità composta da più di duecento membri sotto la guida del rabbi Elia, rabbi Natan e rabbi Jacob. Inoltre non potè fare a meno di scrivere che Trani era una città grande e bella.
Un rapporto, quello tra la comunità ebraica e la città, piuttosto controverso. In un documento del 1221 lo stesso Federico II, pur confermando i privilegi concessi nel 1195 da suo padre Enrico VI, precisò che nessun cristiano avrebbe mai potuto testimoniare contro un ebreo e viceversa, giusto per sottolineare una soltanto parziale integrazione delle due comunità. La presenza ebraica, a dirla tutta, era sopportata, ma non sempre vista di buon occhio soprattutto perché gli ebrei erano abili commercianti ed era concesso loro di prestare denaro a interesse, cosa assolutamente proibita ai cristiani (dal Liber Augustalis del 1231). Queste sono soltanto alcune delle notizie che la visita della sinagoga Maggiore di Sant’Anna riserva, grazie ai pannelli esposti, al catalogo del museo, in versione cartacea e digitale, alle guide che accompagnano i turisti. Con la gestione affidata al Museo Diocesano tranese questo spaccato della vita medievale di Trani riaffiora in tutto il suo interesse e fascino presentando una piccola, ma significativa parte degli studi, dei documenti, ma anche delle testimonianze del passato medievale ebraico della città. L’esposizione nelle teche di un’antica Mezuzah e di una Bibbia in caratteri ebraici valgono da soli la visita al piccolo museo, così co- me gli scavi che hanno riportato alla luce la cripta inferiore dove è stato allestito un altro significativo percorso museale con cinque pietre tombali incise a caratteri ebraici e datate al XV secolo.
Poco distante dalla sinagoga maggiore, quella di Schola Nova, altra preziosa testimonianza del passato ebraico della città di Trani, anch’essa realizzata durante il XIII secolo. Purtroppo, a differenza di quella Maggiore di Sant’Anna, la visita qui è più complicata perchè l’edificio è in concessione alla comunità ebraica e non è stato musealizzato. Secondo una testimonianza del 1572 (Lambertini) le sinagoghe del quartiere ebraico di Trani erano quattro ed accanto alle due sopravvissute ci dovevano essere quelle di San Leonardo Abate e San Pietro Martire. Tutte avevano cambiato nome e di conseguenza consacrazione pochi anni dopo la loro stessa realizzazione in quanto vennero trasformate in edifici di culto cristiano.
E’ evidente che il rapporto tra i cittadini, i potentati e la comunità ebraica fosse piuttosto controverso e finì per precipitare del tutto nel 1500 quando Carlo VIII invase il regno meridionale e cacciò definitivamente gli ebrei da Trani. E così la storia di quella comunità vacillò, ma le testimonianze rimasero cospicue e segnarono profondamente il tessuto urbano della città. E si tratta di un patrimonio prezioso che a Trani è sopravvissuto in maniera esemplare mentre della presenza ebraica in altri centri pugliesi e lucani, come Venosa, Taranto, Otranto e la stessa Bari, rimane difficile rintracciare le sinagoghe. Di certo la trasformazione di queste in chiese cristiane ha favorito la loro stessa sopravvivenza, lasciando così una importante testimonianza.
Oggi un piccolo museo, allestito con professionalità e passione, ricorda e fa ripercorrere una vicenda storica ambientata nella Trani del Medioevo affascinante e per molti versi emblematica che parla di ebrei, di culti religiosi, di scoperte archeologiche tenendo per fortuna lontani i facili misteri ed i consueti stereotipi. Per informazioni e visite Fondazione S.E.C.A. Trani, telefono 0883.58.24.70 e mail info@fondazioneseca.it
[di Maurizio Triggiani su la Repubblica di martedì 22 agosto]

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