L’arte di scomparire. Meglio fare o sapere? Prima puntata

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[Mi sono accorta nel tempo che il giornalismo asciuga, sintetizza, didascalizza, stigmatizza, butta nel mucchio insomma. E difficilmente, oggi, raccoglie i frutti che aveva cercato di seminare nel vento] 

Ora, dopo la conclusione, l’analisi.

L’impostazione aziendale, di management, che mi porto dentro (e dietro) per via dei tanti anni trascorsi nei gruppi produttivi (quella che si chiama economia reale) mi ha reso una donna del fare, pragmatica e operativa h24, una multitasking che non deve chiedere mai, salvo partire per viaggi istruttivi che rendevano il processo di apprendimento un life long learning a 5 stelle.

Oggi, dopo diversi anni trascorsi nel mondo delle notizie e delle relazioni politiche, ho dovuto prendere atto che mi sono involuta.

Dal punto di vista intellettuale più so di quel che so e più mi accorgo di non sapere. Ma il rinnovamento cellulare della materia grigia si è stabilizzato. Sì, so tante cose. Ma non ne faccio nessuna. Conosco tante persone, ma ne frequento poche. E’ diventato tutto molto didascalico, appunto. Un’etichetta che apponi sotto il quadro e passi oltre.

Mi chiedo: come me quanti altri hanno smesso di fare, magari pensano troppo e producono nulla?

[1° puntata]

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