La politica è diventata noiosa. Dove stanno i politici capaci di immaginare un paese e un popolo?

La politica è diventata noiosa. Dove stanno i politici capaci di immaginare un paese e un popolo? Questo hanno progettato le ombre grigie del potere?

Inspira. Espira. Lentamente.

Buona regola quella di ossigenare i polmoni. Fa bene a tutto il corpo che, lentamente, si rilassa, i muscoli si ammorbidiscono, la mente si fa più sgombra, e gli occhi si chiudono. Conclusione: respirare con ritmi più sereni torna utile per l’ossigenazione del corpo e i tessuti ringiovaniscono. Non è umano tenere gli stessi ritmi per sempre. Lo ripeto: non è umano tenere ritmi elevati con costanza.

Cosa voglio dire. C’è un tempo per ogni cosa. Le stagioni, la natura lo insegnano. Così come non è sempre primavera, così nessun uomo (o donna, per par conditio) può reggere i ritmi allucinanti dettati dai tempi politici, dove ogni respiro è coperto da infiniti scambi dialettici (laddove esistano ancora) sui social (croce e delizia di questi tempi ‘moderni’), o nelle chat private, o nelle conversazioni dal vivo con l’elettorato, o negli incontri di partito (decisamente quelli più impegnativi). Così come non è possibile gestire i flussi mediatici.

Non è possibile, punto.

Altrimenti il prezzo da pagare è la morte.

Morte intesa da un punto di vista fisico (quanti cedono il passo per un infarto?), e da un punto di vista mediatico. La comunicazione politica, questa invasione barbarica.

Certo, per stare dentro i tempi politici, la politica bisogna farla e amarla. Ma ne vale la pena?

Da tempo, ormai, mi interrogo su questo e confesso di non aver ancora trovato la mediazione con me stessa. Ne vale la pena? E quanto ne vale la pena? E soprattutto: vale la pena decidere di fermarsi e ascoltarsi? Quanto può ‘tirare’ avanti un personaggio politico prima che accusi la stanchezza? E chi la racconta, la politica: come si sente a non avere un ruolo diretto ma comunque di primo piano?

Val la pena di provare a condividere questo tema con una platea più ampia. Soprattutto perché la politica, ultimamente, è diventata noiosa.

Noiosa per il botta e risposta prevedibili. Noiosa per l’incompetenza e la poca capacità del teatro politico attuale. Noiosa per le strategie che si cerca di improvvisare. Noiosa anche per i volti che si affacciano sul panorama.

L’intelligenza raffinata, quella che proveniva dalla preparazione filosofica: dove sta? Dove stanno i cultori del pensiero politico, della gestione della cosa pubblica, delle regole, della dialettica e della capacità di immaginare un paese e un popolo?

Siamo scivolati nel nulla cosmico fatto solo di grandi boutade parolaie, ma vuote di contenuto e di fatti. Ergo: il popolo – da cui deriva quel termine ormai abusato di populismo – fa spallucce, si gira di spalle e si allontana.

Questo era l’obiettivo? Assottigliare ancora di più quella percentuale di cervelli ancora accesi anche se stufi? Ridurre all’osso il controllo sulle Cose? Questo hanno progettato le ombre grigie del potere?

Il peggio, in tutto ciò, è che gli ologrammi che interpretano il ruolo di politici, non si rendono conto di essere funzioni per le regie del grande film che in onda, ogni giorno, va sugli schermi della nostra vita. Come fossimo spettatori di noi stessi, continuamente distratti, svuotati di personalità e di coscienza. Questo svuotamento (direi rassegnazione) è lo stato in cui vertono gli italiani oggi. Ci hanno sfiniti.

Provate a leggere le percentuali delle cause civili: in diminuzione. E non perché la Giustizia sia migliorata nelle prestazioni o nelle leggi..

Ciao, vi consegno un delirio patetico. Io mi prendo il tempo di espirare.

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