“Tutte le volte che ce l’abbiamo fatta”

“Un paese che non proclama forte i propri valori con forza è pronto per l’oppressione e la schiavitù”

Comincio la riflessione di oggi con le parole di Mario Sechi riportate nel libro pubblicato nel 2012 da Mondadori – che io considero un’antologia della storia narrativa d’Italia – Tutte le volte che ce l’abbiamo fatta. Storie di italiani che non si arrendono.

“Un paese – scrive Sechi – che non proclama forte i propri valori con forza è pronto per l’oppressione e la schiavitù”. “Un paese – prosegue nel pretesto – esiste come espressione geografica, ma finisce per diluire la propria identità e sparire”.

marilena e mario

Marilena Rodi e Mario Sechi nel maggio 2013

Mi pare che sia quello che rischia di accadere al nostro Belpaese, assediato da tutti i fronti in attesa di essere messo in cattura (se non lo fosse già) da paesi apparentemente più forti, più stabili, più arroganti. Apparentemente perché sono certa che l’Italia non sia meno forte e meno stabile di chi invece, vanta costantemente queste caratteristiche. In più occasioni e su più fronti l’Italia ha dimostrato ampiamente di avere i piedi saldi sulla terra. Gli italiani sono un popolo di persone – divisionisti, polemici, a tratti poco istruiti – che sanno eccellere certamente in quello che sanno fare (homo faber); e lì sono pari a nessuno.

Il Made in Italy, il patrimonio letterario, artistico, geografico e naturalistico, le tradizioni culturali di ogni singolo angolo del paese, le specialità gastronomiche, la produzione industriale e agricola, il turismo la creatività e l’arte dell’arrangiarsi.. quale paese al mondo ha le stesse capacità? Lo abbiamo visto in questi giorni di crisi sanitaria: il tricolore italiano viene issato in più parti nel mondo: dal Burundi a Dubai, dal Canada a Israele. In queste nazioni l’Italia (e gli italiani) vengono salutati con sincera partecipazione alla nostra sofferenza e con la vicinanza di un ‘Siamo con voi’.

L’Italia – si riconosca perché è palese – è il secondo paese al mondo benedetto dal Cielo per le straordinarie opportunità offerte al suo popolo. 

Nei periodi storici in cui occorreva avere lucidità gli italiani sono stati in grado di averne.

“Vi ricorda qualcosa – prendo ancora dal libro di Sechi – questo passaggio di Indro Montanelli sugli anni Venti? ‘Lo Stato era indebitato fino al collo. La disoccupazione in aumento. Ma sei mesi prima era tornato al governo Giovanni Giolitti. E tutti pensavano che il vecchio navigatore non avrebbe ripreso il timone della barca se non fosse stato sicuro di poterla rimettere in rotta’. Gli esiti fascisti e sfascisti, i comunismi e i luogocomunismi sono sempre dietro l’angolo. Non è occultando o sminuendo la storia che si fa un’opera di (ri)costruzione e (ri)lancio di un paese”. 

“Abbacinati dal male – scrive ancora Sechi in quel libro del 2012 – siamo diventati una preda inerme al cospetto di fiere che divorano tutto quello che incontrano. La risposta alla nostra crisi, quella dell’Occidente, dell’Europa e dell’Italia, deve essere prima di tutto filosofica, culturale. Abbiamo da tempo smarrito la consapevolezza dell”esser cosa’ e ci siamo persi in microcosmi, disarticolazioni di un’Italia spappolata ma, nonostante tutto, ancora viva e persino in grado di ricominciare il cammino”. 

Ecco, le considerazioni a farsi sono ancora molte. Ma per ora ripartiamo da qui, da queste poche riflessioni. Qui sotto l’intervista realizzata nel 2013.

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